Sabbia.

È un suono che mi è mancato, quello delle onde infrante in lontanza. Non te ne accorgi sino a quando,in un silenzio surreale come questo fittizio Settembre, il rumore dell’acqua non ti prende di sorpresa,quasi di soppiatto ed inizia a lavare via tutto.
Annegano i pensieri, vuoto nella mia testa. Sulla pelle scivola la stanchezza, trasportata lontano dalle correnti. Acqua nel mio cuore, anche nelle mie vene,acqua nei miei occhi.
Sono fatta d’acqua. Ho la forma di ciò che mi contiene, senza mai mutare nella sostanza.

Vivo trattenendo il respiro solo fuori dal mare.

Sono granelli,leggeri,come quelli che si infilano tra la dita dei piedi dopo una passeggiata sulla spiaggia. Sono granelli,quelli che si depositano lentamente nel mio cuore non appena le mani del dovere mi strappano dal mare. Li immagino scendere,uno ad uno,dall’atrio al vetricolo. Piccoli pesi che diventano macigni.
Ne riesco quasi ad immaginare l’irregolarita’ della forma, ne conosco perfettamente i nomi.
Vorrei poter passare le dita tra le fibre del mio tessuto cardiaco, tra i tendini e le valvole, sfregando via la sabbia che li si deposita.

V.

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Non è successo niente.

Sono la prova vivente che d’ansia non si muore.
Qualche settimana fa,in una pagina ormai diventata membro definitivo della sezione ‘bozze’,cercavo di esprime a parole quanto fossi felice. Una me -sorridente,allegra,piena di voglia di fare – che non vedevo da molto,molto tempo. Quella vocina nella mia testa mi urlava di non illudermi,di non crogiolarmi troppo nel momento di pace che stavo vivendo. Bisogna sempre dare ascolto alle voce nella propria testa. Sempre.
Sono come un involucro svuotato del suo contenuto.
Qualcosa di marcio,infetto è esploso dentro di me dilagando velocemente,nutrendosi di ciò che trovava sul suo cammino.
Tutti i pensieri sul futuro si sono improvvisamente congelati,ghiacciati. Basta sfiorarli con un dito e andranno in frantumi.
Tutto,ma non quello.
Non so se riuscirei a gestire una situazione simile, non so se avrei la forza di lottare sino alla fine.
Perchè io mi sono rotta i coglioni. Sono stanca di dover sempre intraprendera -a forza-la via più difficile per tutto. Voglio una scorciatoia,voglio un asfalto liscio sotto i miei piedi,un bel rettilineo senza intoppi. Solo una volta.

V.

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Cose che ho imparato attraversando un oceano.

  • Pensavo si fossero estinti,invece no: le persone gentili esistono ancora! Gente che SPONTANEAMENTE ti chiede,vedendoti con una cartina in mano,se hai biogno di aiuto;gente che si mette a chiacchierare della sua vita mentre percorrete qualche metro assieme sul marciapiede;gente per la quale l’ospitalità è sacra quanto lo era un tempo in Grecia e se non mettono a cuocere tonnellate di vacche immolandole a Giove è solo perchè sei vegetariana.
  • Se dici che sei vegetariana ti domandano,interessati,del perchè della tua scelta e non ti guardano come se avessi appena dichiarato di mangiarti le caccole come fanno qui.
  • “New York è la città più bella del mondo”. Nope. Sicuramente è (una delle) più sporche.
  • Perdono NY per la poca pulizia,per l’attesa di 3 ore per salire sull’ Empire State Building,per le interminabili code anche per prendere l’ascensore,per il fetore solo per il MoMa. Pensate ad un quadro famoso,al 90% sarà li. È come camminare per decenni di storia-quei decenni in cui l’arte aveva qualcosa da dire-riempiendoti occhi e mente di qualcosa di indescrivibile a parole. È incredibile pensare come,nemmeno troppo tempo fa,il mondo non fosse vuoto come lo è adesso.
  • Il massimo è stato,all’uscita del MoMa dove sono presenti alcuni vecchi videogiochi,un italiano:”Ecco questi almeno sono valsi l’entrata al museo!”
  • È incredibile come si possa smentire l’opinione che si ha di sè. Mi sono sempre vista come la classica ragazza di città – ed effettivamente mi è difficile sopportare esseri con più di quattro zampe – però la natura agisce come un tanquillante su di me. È bello risalire un fiume dall’acqua gelata e dal fondale scivoloso (facendo fare un bel tuffo ad una delle tue scarpe),appagante bagnarsi sotto una cascata e mangiare mirtilli venduti dai contadini.
  • Impari che in fin dei conti non hai poi bisogno di molto:sta tutto nei 20 kg della tua valigia.
  • È curioso vedere come persone che ti hanno appena conosciuta abbiano regito in maniera molto più (sinceramente) entusiasta ad una notizia per te importante di quelle che sventolano il loro affetto per te.
  • Le cose che mi sono mancate di più: il caffè e il bidet.
  • Gli americani ci provano davvero:caffè appena macinato,macchine super tecnologiche…ma quello che ti viene propinato rimane comunque acqua sporca.
  • Airbnb è la soluzione a tutti i vostri problemi. Mai divertita tanto!
  • Washington appaga la mia tendenza ossessivo-compulsiva in maniera quasi orgasmica.
  • Mi è venuta la febbre alta un unico e solo giorno:quel giorno era il compleanno di A.!
  • Mi sono innamorata follemente di un pittore Wyeth. Non mi succedeva di prendermi una cotta del genere dai tempi di Dalì.
  • È la mancia che ti frega. Perchè non è obbligatoria,ma quanto ti viene consigliata con i calcoli già belli che fatti sullo scontrino è quasi impossibile dire di no. La mancia,a mio avviso,si da se il servizi è stato di tuo gradimento e non solo perchè il cameriere,in vista della suddetta,viene a chiederti ogni due secondi se ti piace ciò che stai mangiando. Anche perchè cercare di rispondere in modo educato-e senza sputacchiare- mentre ti stai ingozzando di cibo non è facile!

V.

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Sto tornando.
Devo solo ricordarmi come si fa.
E dove mi sono nascosta.

V.

Spero di ritrovarvi tutti quanti!

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Il giorno in cui mi sono sposata.

Come in tutte le favole che si rispettino,Lui era bellissimo. Occhi azzurri,sorriso smagliante,raccoglieva mazzolini di margherite per me. Nell’ingenuità dei suoi undici anni mi voleva sposare a tutti i costi,la nostra casa sarebbe stata la capanna costruita con assi di legno marcio nel bosco. All’epoca passavo l’estate tra le Dolomiti,come una piccola Heidi a caccia di girini e frutti di bosco e Lui era quello che mi  tendeva la mano nei percorsi più difficili,mi proteggeva dalle api e condivideva la ciccolata con me. Era tutto ciò che una bambina di dieci anni potesse desiderare! La sorella,di qualche anno più grande, acconsentì ad organizzare tutto,mentre l’altro membro della compagnia,Nocciolo,avrebbe fatto le veci del prete. Nel bosco sotto casa si trovavano un sacco di mirtilli,il cui succo macchiava tremendamente la pelle. La sorella li usò per dipingermi la bocca e le guance:mi sembra ancora di sentire l’urlo di disperazione di mia madre quando mi vide conciata il quel modo.
Mentre Serena mi impiastricciava la faccia mi disse:”Finalmente vi darete un bacio!Nicolò non aspetta altro!” Panico. “U-un bacio?” Credo di aver ripassato mentalmente tutti i baci visti su pellicola,tentando di estrapolare l’essenza tecnica di quell’atto a me sconosciuto. Ok ci sono le labbra (all’epoca ovviamente il fattore lingua non mi passava nemmeno per l’anticamera del cervello),ma poi? La testa come la metto? Soprattutto avrei dovuto dare dimostrazione delle mie abilità amatorie davanti ad altre persone. Vedendo il terrore nel mio sguardo,Serena tentò di tranquillizzarmi invano. Stavo per mandare all’aria il matrimonio quando si decise di lasciarci,al termine della cerimonia,un po’ di intimità:nel frattempo avrei trovato il modo per distrarre il maritino (solo molto tempo dopo avrei capito che esiste solo un modo per distrarre veramente un uomo. Lo sport,che avete capito?!).
Nicolò mi tenne stretta la mano per tutto il rito- li scoprii con orrore quanto le mani possano sudare-e anche nel breve tragitto sino alla casetta nel bosco. Li davanti,con il succo di mirtillo incrostato sul volto e il cuore che batteva forte,continuava a tenermi la mano. I suoi denti bianchissimi,i miei occhi terrorizzati,i suoi occhi blu,la mia gola secca,le sue mani nelle mie.

Da piccola credevo che un uomo e una donna si incontrassero,si infilassero in eleganti vestiti da cerimonia e decidessero di vivere “felici e contenti’. La storia era tutta li,una lunga passeggiata dal momento dell’incontro al momento del ‘si’,ostacolata,eventualmente,da qualche drago sputafuoco o strega cattiva. Nessuno mi aveva mai raccontato di uomini che sposano uomini,di donne che sposano altre donne,di figli che assistono al matrimonio dei genitori,di genitori che decidono di tradire quel si,di sesso senza amore,di streghe che scopano con il principe,di principesse che in realtà sono streghe.
E nonostante queste allettanti favole da adulti,sono circondata da gente che si sposa,che felice raggiunge questo traguardo,pensando che la lotta sia finita,che la battaglia sia vinta. Il matrimonio è come la scena che prefirisco nei film romantici-quelli all’americana dove il finale è scontato tanto quanto l’intero andamento della storia. La scena in questione-punto fondamentale della trama- è quella in cui lei rincorre lui (e magari lo trova con una,che poi si scopre essere solo la sorella) o,ancora meglio,lui rincorre lei. Che succede dopo?

Dopo ci sarà la voglia di mollare,di scappare,di ferire l’altro. Dopo ci sarà un braccio intorno alla tua Vita ogni volta che ti sveglierai,ci sarà la colazione pronta e panni da lavare. Ci saranno grida,ci saranno risate,ci sarà la voglia di spazi vuoti in cui l’altro non potrà entrare. Dopo ci saranno decisioni da prendere,di quelle che possono spezzare,di quelle che possono ricostruire. Dopo ci sarà chi correrà un po’ più veloce dell’altro,ma si fermerà per aspettare. Per ricominciare a correre assieme. Ci saranno accuse,ci sarà poco ossigeno,ci saranno famiglie ingombranti che spezzeranno l’equilibrio. Ci saranno fotografie per tutta la casa con volti felici,così simili a quelli, ormai invecchiati,che  in quella casa ci abitano.
Ci saranno due mani.
Due mani che continueranno a stringersi nonostante le unghie spezzate,i calli e le ferite,nonostante tutte le cose che hanno afferrato o che avrebbero voluto afferrare,nonostante tutte le carezze,nonostante tutte le botte che hanno dato;due mani in cui è impresso ogni centimentro della superficie dell’altro (ma tutte le volte sarà come scoprirla di nuovo),due mani che continueranno a stringersi anche se i corpi a cui appartengono tendereanno in direzioni differenti.

V.

immagine dalla rete

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Il Paese dei Gatti.

Scrivere significa prendere una parte di sè e spiattellarla sul foglio bianco. C’è chi trova l’ispirazione nella rabbia,chi nell’alcool,chi nell’amore. Essere come sono mi permette di scrivere. Se non fossi così,non ne sarei in grado. Se non fossi così,se fossi una persona ‘normale’ non scriverei.
La mia ispirazione si trova nel ‘Paese dei Gatti’. Il paese dei gatti è un luogo affascinante,ma pericoloso:convinto di potertene andare quando vuoi,finisci per rimanervi intrappolato. Finisci col sbiadire nei suoi confini.
Il mio ‘Paese dei gatti’ non ha colori,spesso non ha nemmeno forme.
Ha suoni.
C’è il fracasso di tessuto cardiaco che si graffia contro lo sterno,a forza di sbatterci. C’è il rumore delle ossa che si modellano sotto il peso di parole dette con leggerezza;c’è il tonfo sordo dell’abbandono.
Ci sono colpi su una porta. [Nessuno l'aprirà]
Il mio ‘Paese dei gatti’ ha tante orme sul pavimento,sul cielo,su spazi bianchi,sui cocci di oggetti che non riconosco,su volti famigliari,su pagine di libri.
Se provo a mettere il mio piede in quell’impronta,i suoi contorni lo accolgono perfettamente. Nel ‘Paese dei Gatti’ ci sono strade che solo io so percorrere,noncurante della destinazione. L’obolo da pagare è l’incertezza del ritorno.
Il tempo è dilatato,un minuto dura ore:solo i segni sul corpo ne scandiscono lo scivolare tagliente.
Nel ‘Paese dei Gatti’ ci sono suoni,ma non ci sono voci. Ogni tanto ci trovo risate.

Io,nel ‘Paese dei Gatti’,sono io. Sono io,ma non ho peso nè dimensione. Sono fatta di riflessi colorati. Il ‘Paesi dei Gatti’ lo sa,è impossibile nascondersi. Il ‘Paese dei Gatti’ mi vuole tenere con sè.

Le porte del ‘Paese dei Gatti’ non sono sempre aperte. È una questione di equilibrio,di pesi. Basta tranciarne uno,il sistema dei contrappesi viene meno e i cancelli di quel mondo si spalancano.
So come aprirli-un filo tirato,così,per distrazione e tutto crolla-ma dimentico come chiuderli.
E se un giono i pesi fossero così ben distribuiti da non poter più accedere a questo mio posto? Scambierei l’essere me,lo smettere di scrivere con un baricetro statico e salvifico?

Il ‘Paese dei gatti’ conosce la risposta e io sento già chiudersi,alle mie spalle,le sue porte.

V.

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*”Il Paese dei Gatti” è un breve racconto contenuto in 1Q84 (libro 1 mi sembra) di Murakami. Vi consiglio di leggerlo!

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Boh.

Avevo mille cose da dire,ma tutto s’è compresso sgretolandosi. Rimane solo un ‘Boh’ nel mio cervello e una canzone.

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L’intelligenza delle bionde

Sono bionda,ho gli occhi azzurri e ho il nome di una nota bambola. Lo stereotipo classico mi vuole quindi stupida e tettona. Per carità,le tette ci sono,ma c’è anche un cervello (più o meno) funzionante.
Non è stato ancora istituito un numero per donare due euro in favore della causa “Non maltrattiamo le bionde” e quindi voglio farmi portavoce di questo fenomeno che ormai da decenni ci pone in una posizione svantaggiata.
Figlie di un gene recessivo-e quindi raro-siamo state per secoli bramate da uomini ricchi e potenti che hanno scatenato guerre,depredato regni,conquistato le più enormi ricchezze pur di averci. (E già qui vien da chiederesi chi manchi effettivamente d’intelligenza.)
Rancore divenne l’amante di tutte le brune che attesero silenziose la loro vendetta sino a quando non fu inventata l’arma di distruzione delle bionde:l’acqua ossigenata.
Sfruttando la nota incapacità maschile di notare le più palesi differenze,milioni di brune stupide furono tinte e mandate nel mondo.Programmi tv,telenovele,Mtv e film con DeSica furono pian piano conquistate da queste subdole infiltrate:il biondo divenne inevitabilimente associato alla stupidità e ogni esemplare di bionda era un po’ Pamela Anderson un po’ Paris Hilton,a seconda della taglia di reggiseno.

Per molto ci siamo battute per rivendicare i nostri diritti,per mostrare al mondo che il cervello non era scivolato nelle tette,ma era ancora li-attivo e perspicace-sotto chiome stupendamente bionde. Vani furono i nostri sforzi,ma riuscimmo comunque-grazie alla nostra intelligenza-a volgere la situazione a nostro favore. È stato scentificamente provato che l’uomo in presenza di una bionda abbassa il proprio livello intellettivo a causa dello svilupparsi di uno sterotipo inconscio. Ovviamente l’ossigenata non riesce a sfruttare appieno il rincretinimento dovuto all’annegare dei pochi neuroni maschili nella sovrapproduzione di testosterone,ma la bionda si.

Gli stereotipi sono stupidi e questo è vero come è vero che alle rosse puzza e che alla fine gli uomini sposano le brune!

 

V.

 

*Nella stesura di questo post nessuna bruna è stata maltrattata,ma qualche uomo si.

**La stupidità di questo post è scusata dal colore di capelli di chi l’ha scritto.

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Ancora 5 minuti,mamma!

Ho capito di essere diventata grande quando ho smesso di accorgermi dell’inizio dell’estate. È stato tutto molto rapido-come osservare distrattamente l’orologio notando che è troppo tardi per fare qualcosa,ma troppo presto per fare altro. L’ho sempre saputo di aver perso qualche anno per strada,assumendomi responsabilità che non mi competevano,ma vederlo inciso nel tempo e,di conseguenza,su me stessa ha avuto un certo effetto.
Oggi il mio umore è pessimo:ho lasciao un cielo azzurro per uno pieno di nuvole,opprimente. Andarmene mi ricorda sempre che devo pure tornare.
Qualche settimana fa ho letto del dispiacere negli occhi di mia nonna nel sentirmi dire che, forse, avrei chiamato casa un posto molto molto lontano da qui. Il suo dolore era muto,mascherato da un sorriso che non poteva però nascondere quello sguardo che lei fa-rapido,rapidissimo,convinta che nessuna la veda-quando qualcosa le arreca dispiacere. Non dice nulla,sa che le parole sono peggio delle catene. Lo sa bene anche mia madre,ma questo non l’ha fatta mai desistere dal parlare. Mai. È incredibile la sua capacità di far leva sui sensi di colpa,sensi di colpa esclusivamente miei visto che mio fratello se ne guarda bene dal sentirsi in quache modo toccato da qualsivoglia situazione. Gli dico che non solo si comporta come una testa di cazzo,ma la sta pure diventando. In realtà è solo un bene,soffrirà di meno e avrà sempre la pappa pronta,perchè è così che va. Nelle ultime settimane l’avrò visto per un monte ore di circa 3. È che mi dispiace,mi sembra che sia colpa mia.
Amica1 di Madre:”Ma non sai dov’è tuo fratello?No?Non te ne preoccupi,eh?”
Amica2 di Madre (messa al corrente del concerto degli Aerosmith):”Certo che tua figlia non si fa mancare proprio nulla!” Disse quella che comprò la casa alla figlia e vive senza fare un tubo. Vabbè io ci rido su.
In compenso mi è tornata voglia di scrivere,scrivere davvero e non questi post idioti. E,anche se non si direbbe,mi è passata quella di raccontare di me qui (ma tanto sappiamo tutti che continuerò a farlo).
Ho scoperto un mio terribile difetto:mi affeziono alle persone. Nonostante le cure fatte in precedenza la malattia si è ripresentata. Mi trovo insopportabile,dico davvero.
La sveglia alle 5.30 non fa decisamente per me. Nè per la qualità dei miei post.

V. (Abbronzatisssssima!)

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Quello che vi siete persi nelle puntate precedenti

  • Se ho un’abilità è quella di sparire,se ne ho un’altra è quella di essere incostante. Unite queste due qualità al possedere un blog ed avrete una V. che scrive poco-molto poco-e che guarda quello che un tempo considerava casa,come un posto sospetto,di cui non bisogna fidarsi. I motivi sono molteplici,forse quello che ha inciso maggiormente è il reale che,prepotente come sempre,ha finito per intrufolarsi anche qui. Per me reale comporta necessariamente dolore,in una qualche forma.
  • Una delle cose belle dell’andare ad un concerto è l’ormone che ritorna adoloscente con tutti quei ragazzi con i capelli lunghi,l’aria sfatta e le magliette dei gruppi rock. Certo,se vai al concerto delgi Aerosmith deve considerare anche un’alta percentuale di donne in tiro e arrapatissime,ma tant’è. Steven è sempre gnocchissimo e se si fosse avvicinato alla sottoscritta me lo sarei limonato come se non ci fosse un domani:questo lo so io e lo sa pure A. che a questo punto non mi permetterà mai di prendere un biglietto per il golden circle! (<3)wpid-20140625_222306.jpg
  • Avere un ragazzo 1.90 per 100 kg ha i suoi vantaggi. Ad esempio nessuno o quasi si metterà a discutere con lui!
  • Usate BlaBlacar,è una figata e si conosce un sacco di gente!
  • Io riesco a essere socievole solo con gli sconosciuti.
  • La quantità di cose che devo fare è immensa. Per carità in mezzo ci sono anche cose divertenti,ma non so come diavolo fare. Quindi spreco tempo scrivendo qui,è logico.
  • Quello degli Aerosmith,per quest’anno,sarà l’unico concerto visto l’investimento di risorse finanziarie in altri campi (viaggi). Mica mi lamento sia chiaro,ma i concerti mi mettono la voglia di picchiare gente. Nonostante abbia ballato e saltato,il pogo è mancato:almeno uno all’anno ci vorrebbe!Quindi…chi si fa prendere a spallate?
  • Le persone si fanno abbagliare da personalità-apparentemente-scintillanti,luccicanti e brillanti. La politica ne è un esempio,ma questa attitudine si ritrova anche nel quotidiano. Ed è un peccato perchè gente con talento,con del vero talento,non verrà riconosciuta o apprezzata. Le persone guardano sempre nella direzione sbagliata.
  • Qualche sera fa sono stata tirata in mezzo a discorsi ‘da ragazze’. Tra abiti da sposa e gossip su persone a me sconosciute,è saltato fuori l’argomento tette. C’è chi diceva che avrebbe preferito non averne in cambio di una pancia piatta. Ho fatto notare che un bel seno è molto più sfruttabile,ma ‘ste ragazzine non sanno stare al mondo!
  • È un tempo fermo,il mio. Mi sembra di vivere sempre in attesa di qualcosa.

V.

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