Articoli con tag: ricordi

Nei panni di V.

Per lungo tempo per me le cose non accadevano mai realmente se prima non erano minuziosamente riportate su di un pezzo di carta. Litri di inchiostro su quaderni colorati per spiegare a me stessa la realtà. Ho sempre faticato ad avere contatto con quello che mi accadeva. Ad un certo punto la vita ha iniziato ad andare terribilmente veloce e non sono più riuscita a raccontare a me stessa la mia versione dei fatti. Il momento esigeva una risposta rapida, un’azione precisa e veloce priva di troppe elucubrazioni mentali. Ho iniziato a correre,correre e correre senza fermarmi per quasi due anni. Correvo senza guardare dove stavo andando, ma era impossibile fermarsi un attimo ed alzare lo sguardo.

Ora sto ancora correndo, ma il passo è decisamente più lento. Ogni tanto mi viene in mente la frase “se ti fermi muori”, no se ti fermi inizi a pensare e forse è anche peggio. Insomma sono qui perché ho un po’ perso me stessa. Ho dimenticato come si fa ad essere me, dopo che ho passato due anni a rivestire un’ infinità ruoli che mutavano ancor prima che potessi crogiolarmici un pochino.  Qui, in questo spazio virtuale, c’è sempre V. che mi attende.  V. mi ha dato tanto, anzi mi ha permesso tanto: attraverso questo pseudonimo ho potuto essere me stessa come non lo ero mai stata. Ho potuto esprimermi apertamente, cosa che per me è un evento più unico che raro. In questo momento mi piange il cuore nel vedere quanta fatica faccio a scrivere: le dita e l’animo sono un po’ arrugginiti. Ma voglio provare a trovare il tempo e la costanza per essere di nuovo V. perché un po’ mi manca. Ho voglia di raccontarvi dei viaggi che ho fatto, delle cose che vedo qui in BlingBlingCity,di quanto sia difficile essere come me nel tipo di vita che sto vivendo.
Ho voglia di essere ascoltata.

V. (che si spera sia effettivamente tornata)

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Guardami negli occhi.

Panic Attack – Dream Theater

Una ragazza accovacciata sul selciato. Una ragazza accovacciata sul selciato urla. Urla così forte che non si sente null’altro intorno. Ogni cosa smette di produrre il proprio suono, si copre di quelle grida. Voglio fermarla, voglio farla stare zitta!

C’è una ragazza che grida accovacciata sul selciato di una piazzetta di una città qualunque.
Quella ragazza sono io. E voglio smettere di gridare.

Non sono io. [Non posso essere io. Io non mi comporto così.]
Non sono io in mezzo alle piume di piccione, ai passanti che attoniti mi guardano. Non sono io che sento le mie dita nei miei capelli: li vorrei stracciare via tutti, vorrei conficcarmi le unghie nella carne sino a farla sanguinare, vorrei farmi male sino a smettere di urlare. Mi dico di stare zitta, ma l’involucro di carne che mi contiene se ne sta immobile per terra, emmettendo gemiti che spaventano.
Non sono ferita.
Non mi stanno facendo del male.
Sento ogni parte del mio corpo sbriciolarsi sotto un peso che viene da dentro. Sto implodendo.
Vorrei lasciarmi li, fingere di non conoscermi, di non appartenermi. Vorrei lasciare li quella cosa rotta che urla e non riesce a smettere, vorrei lasciare lì quel contenitore spaventato a morte che ha il mio volto, vorrei essere oggetto perduto distrattamente per strada.
Non posso essere io.
Non VOGLIO essere io.

Ed ora ho solo rabbia dentro, una rabbia che non rieco a frenare.
Sono perfetta quando dico sempre di si, quando sono li a raccogliere i cocci di tutti – che siete così fottutamente bravi a rompervi con le vostre stesse mani. Li pronta a consolare cuori infranti, a fare da genitore, a cercare di limitare sempre i danni per gli altri, a pensare di non ferire sentimenti, di non lasciare impronte, di non sporcare in giro.
Silenziosa.
Invisibile.
Compare all’occorrenza.
Essere li a farvi contenti e a preoccuparmi che la mia presenza non nuoccia gravemente alla salute.
Ma sapete cosa? IO VOGLIO.ESIGO.
Voglio non mangiare carne senza sentirmi sputare sentenze in faccia senza nessuna cognizione di causa; voglio alzarmi quando cazzo mi pare, voglio che quello che faccio abbia un valore e che quel valore SIA RICONOSCIUTO. Voglio che i vostri cazzo di sentimenti siano feriti, voglio che voi vi mettiate da parte PER ME! PER FAR FELICE ME e solo ME.
E per un fottutissimo istante non me ne fregarà un cazzo delle vostre vite, dei vostri problemi, di quel cazzo che volete voi, di quel cazzo di sorrisino di merda che mi prodigo tanto per farvi venire su quella faccia irriconoscente. Non me ne frega una beata minchia di farvi sentire speciali, di pensare mesi prima al vostro regalo di compleanno quando non avete nemmeno la briga di scrivermi auguri per il mio.
Voglio che appreziate quello in cui credo, voglio che ascoltiate la mia voce e non l’eco della vostra mentre parlate con me, voglio che per una piccolo invisibile momento mettiate da parte quell’importantissimo sacco di merda che siete e mi guardiate: voglio che guardiate il casino che uno per uno avete fatto con le corde del mio animo e del mio cuore.
Ditemi che sono brava come si fa con le bambine che hanno fatto un bel disegno, ditemi che senza di me la vostra vita sarebbe un po’ più vuota, ditemi che una stracazzutissima volta sceglierete me e solo me, ditemi che le risate fatte con me hanno un sapore migliore, ditemi che non vomiterete su ciò che per me vale solo perchè siete d’altra opinione, chidetemi come cazzo sto, ogni tanto, perchè non mi sembra nemmeno più di stare ultimamente.
Volete, volete e volete. I miei immani e atavici sensi di colpa mi costringono sempre a mettermi da parte, a curare le vostre ferite e ad accarezzare il vostro ego insicuro. Perchè quando uno scivola e cade io voglio essere quella che gli tende la mano e lo aiuta ad alzarsi, ma ogni tanto, molto egoisticamente, vorrei che qualcuno facesse altrettanto invece di ignorarmi o di sputarmi la sua vita addosso senza alcun ritengo.
Ogni tanto smettete di guardarvi allo specchio, voltate lo sguardo e ammirate chi avete accanto.

immagine da internet

[E forse un giorno questa lettera verrà urlata in faccia alle persone che lo meritano]

V.

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Non tutte le catene sono d’acciaio

Oggi ho frugato nella vita di mia nonna. Ne ho conosciuto solo una piccolissima parte,non ho fatto mai domande. E mi chiedo perchè. Ho trovato delle fotografie,vecchissime. Alcune risalgono al 1943. Mio nonno ha combatuttuto nella seconda guerra mondiale. Mia nonna ha combattuto anch’ella la sua guerra,fatta di tempo e speranze,di rare notizie e lacrime. Lei aspettava. Arrivavano lettere, arrivavano foto. Ho visto il volto di mio nonno,giovanissimo,irriconoscibile,con quegli occhi che sono di mio padre,che sono i miei. Ho letto le loro parole, ho visto poche persone amarsi come i miei nonni,resistere alla vita insieme. Sempre insieme.

C’erano volti di donne che non ho mai visto,cercavo in quei lineamenti i miei. Volevo la mia storia. E in quel nero delle foto perdevano gli anni e nel bianco riacquistavano vita. Sorrisi. C’erano sorrisi ovunque,anche tra le case distrutte nello sfondo. Si guardavano anche quando non si vedevano. È una cosa che mi ha sempre colpita. Legati da fili invisibili.

Tutti siamo legati a qualcosa o a qualcuno. Anche se non ci appartiene più.

Il più delle volte è una persona,ruotiamo attorno ad essa senza nemmeno accorgercene. Attratti,inesorabilmente,quasi schiavi,quasi nulla senza quella forza d’attrazione che ci tiene in piedi. Se il nostro centro gravitazionale dovesse andarsene,continueremmo a sentire il suo richiamo per tempi infiniti.

Vorremmo riaverlo,ci sentiremmo persi. A volte,dopo la morte di mio nonno,sentivo mia nonna parlare mentre lavava i piatti. Raccontava delle cose a mio nonno,parlava di noi nipoti,rideva. Si,rideva.Con lui.

Queste nostre catene,se spezzate,ci portano ad inseguire l’altro capo,annientandoci. Ci sono persone che ne inseguono altre da una vita,agognado quello sguardo,quello sguardo d’amore,che una volta avevano visto. Sapete cosa state rincorrendo in realtà? Voi stessi.

Se la catena è debole,si spezza.

Chi corre dietro a qualcuno o qualcosa che non c’è più,rincorre se stesso,il se stesso che stava con quella persona o in quella situazione. Rivolete voi quei particolari voi stessi. Anche io volevo qualcuno,ma in realtà volevo solo quella me stessa. E così si confondono legami con catene,catene con cappi.

Le mie catene sono tante,fili sottili che mi tengono in piedi. A volte si spezzano,l’importante è che rimangano quelle essenziali.

E voi,che catene vi tengono in piedi e quali vi hanno fatto cadere?

V.

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Non è successo niente

E’ strano rientrare nel blog dopo un po’ che non scrivo. E’ come ritronare in un luogo della tua infazia, ricco di ricordi annebbiati. Ricco di te. Sono state giornate calde, afose: un’estate che non vuole arrivare. Avrà paura del terremoto anche lei! Vi chiederete in quali fantastiche avventure sia stata coinvolta. Mh. Mi sa che rimarrete delusi!

  • Ho salvato un uccellino. Stavo guidando e sul ciglio della strada ho visto questo piccolo esserino nero che non riusciva a volare e rischiava di essere spiaccicato dalle auto. Ho accostato e sono andata a recuperarlo. Putroppo l’operazione è risultata più complicata del previsto,visto che l’uccellino se ne guardava bene dal farsi prendere. Un ragazzo che passava di li ha avuto pietà di me e mi ha dato una mano, finalmente siamo riusciti a toglierlo dalla strada e a metterlo in un giardino! Ultimamente ho la mania di salvare tutti. Forse perchè vorrei che qualcuno salvasse me.
  • Mi mancano certe persone del mio passato. Per svariati motivi non posso pienamente recuperare il rapporto con le suddette, ma credo che la cosa che mi manca di più sia la me che stava con loro. Sono egocentrica.
  • Avrei voluto vivere negli anni 80/90 e fare la groupie. Sarei probabilmente morta di overdose.
  • Ho ritovato i pantaloncini che utilizzavo anni e anni fa per giocare a pallavolo.Mi stanno ancora,incredibilemente, bene. Mi sono venuti in mente tutti i tornei di volley fatti la domenica pomeriggio e l’ansia pre partita. Non sono proprio tipa da sport di squadra!
  • Adoro gli elenchi puntati. Non si era capito eh?
  • La gente, anche e soprattutto qui sui blog di wordpress, è troppo presa da sè stessa
  • Mi manca un libro da leggere. Vorrei che qualcuno me lo regalasse. Tipo un estraneo che passando per strada mi fa:”Tieni, questo è per te. Fanne buon uso”. Solo nei libri succedo questo cose. Nella realtà il massimo che un etraneo ti lascia è una cartaccia nel cestino della bici.
  • Oggi sono estremamente acida. In realtà in questo periodo la sono quasi sempre. Della serie: sfiorami e ti scioglierai!
  • Donne di tutto il mondo rendetevi conto di una cosa: se un uomo non vi risponde ad un messaggio o non vi richiama, non andate ogni volta (quindi in media ogni giorno) dall’amica di turno per inventare motivazioni assurde. Non è stato rapito dagli alieni. Avrà sicuramente 150 euro di traffico telefonico. Non sarà svenuto dall’emozione di aver ricevuto una vostra chimata. Non sarà li a consultarsi con i suoi amici su cosa scrivervi. Semplicemente non gli fraga un cazzo di voi e con molta probabilità la vostra chiamata avrà disturbato il tentativo di portarsi a letto un’altra!
  • Questo post non ha alcun senso, nessun nesso logico. E’ molto divertente. Spero rimarrete confusi!
  • Il titolo del post è anche il titolo di un libro di Tiziano Sclavi (ideatore di Dylan Dog) del quale vi scriverò una citazione a caso: “Siamo tutti dei soggetti a rischio. E non serve a niente mettere il preservativo per fottere la vita, perchè lei non se lo mette per fottere te”.

Cos’è successo nelle vostre vite ultimamente?

Peace,Love, Empathy.

V.

 

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