Archivi del mese: ottobre 2012

Dischiuderò le tue storie come si dischiudono le labbra in un bacio

Appena sono entrata mi hai notato. Come io ho notato te. Non ti vedo, non ancora, ma so che sei li.

Muovendomi tra la gente troppo intenta a scovare il proprio piacere per lascirmi passare, i mie occhi saltano da un angolo all’altro. Un improvviso pensiero rallenta la mia ricerca: so che una volta che si impara non ci si scorda più, è come andare in bicicletta. Ma è un po’ che non lo faccio, potrei non essere più brava come un tempo, potrei non ricordarmi come ci si muove nei meandri di parole silenziose, di tacite richieste, di intrighi di vite. Ma ho voglia di notti insonni a pensare  solo a te, di noi sdraiati nel letto con solo una flebili luce ad illuminare i nostri contorni, mentre la casa dorme. Il rumore del mio respiro a scandire i minuti. Un leggero brivido scivola lungo la mia schiena, ricordandomi dove mi trovo.

Continuo la mia ricerca. Il parquet scricchiola leggermente al mio passaggio, ce ne sono tanti altri come te. So che mi vorrebbero,che vorrebbero le mie mani su di loro, la mia estasiata attenzione. Ma non mi interessano. Per quanto il loro aspetto accenda nei miei occhi desiderio e nella mia mente curiosità, non sono abbastanza. Non sono te. Magari un giorno ti sostituiranno o forse no. Ma ora voglio te.

Voglio far scorrere le mie dita lungo i margini delle tue forme, voglio dischiudere i segreti che celi come la lingua dischiude le labbra alla ricerca di un bacio. Anche se l’astinenza produce fretta, non voglio sbagliare. C’è chi si accontenta di storie fugaci, spledide all’apparenza, ma vuote dentro. C’è chi vuole solo staccare la mente dal corpo e lascirsi trascinare dal piacere breve e inebriante. Ma io non voglio ritrovarmi tra noia e parole scontate. Voglio estasi. Voglio lasciarmi sfuggire gridolini di gioia e stupore dalla bocca socchiusa.

Mi giro. Ti vedo,finalmente. Sorrido e mi avvicino per assicurarmi che sia tu, anche se già so che verrai a casa con me.

È sempre eccitante scegliere un libro nuovo!

V.

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Scrivo solo cose tristi perchè quando sono felice esco

“Ciao sono V. e non faccio uso di wordpress da 4 giorni” (tutti in coro) “Ciao V.!!”. Ricadere nel vizio,per vostra (s)fortuna è molto facile. La mia assenza è quindi indice di buon umore. E vi chiederete: cosa avrà mai fatto di spettacolare la nostra V.?Un viaggio?Conosciuto persone nuove e straordinarie?È diventata ricchissima?È riusciuta a catturare tutti i Pokèmon?Nulla di tutto ciò. Ho fatto un trasloco (il secondo in circa due mesi a dir la verità). Finalmente A. ha la sua bella casetta nuova. E sono davvero contenta,così contenta che mi sono messa pure a ballare sulle note di Call me maybe davanti ad un moroso e un cane leggermente attoniti. Anzi in sequenza le reazioni sono state:

  • A. mi guarda come se fossi scema
  • Vede le mi tette sballonzolare mentre salto come una cretina e il suo viso si illumina
  • Si unisce al mio ballo (un gorno gli farò un video perchè vederlo ballare,oltre ad essere un’esperienza rara,è anche spassosissima)
  • Il mio cane ci guarda e inizia a sgridarci perchè non vuole che si balli in casa! (forse perchè eravamo pessimi)

Ho ricevuto anche una proposta (non si sà quanto realistica/realizzabile) di convivenza. E quindi ho iniziato a impacchettare mentalmente la mia vita. Si,perchè la mia vita avviene prima di tutto e soprattutto nella mia testa,ma di questo parlerò un’altra volta. La mia stanza è molto grande,la casa di A. no. Ho una marea di libri,di vestiti,di scarpe di ricordi. Se entraste in camera mia capireste immediatamente chi sono e come sono. È la mia casa,attentamente costruita e sistemata. Ma davvero gli oggetti,le cose ci rappresentano? Io penso di si. Penso che le mie stupende tende viola abbiano un significato,il letto in ferro battuto anche. Gli specchi non sono lì casualmente e nemmeno i libri che si stanno accatastando gli uni sugli altri perchè l’immensa libreria non basta più. Le cose che possiediamo sono estensioni di noi stessi. Ma viviamo in una società dove l’accumulo di beni è il must have dell’esisitenza (chissà se questa frase ha senso,ma è figa). Per cui io dovrò scegliere (ipoteticamente parlando) cosa prendere e cosa lasciarmi indietro. Fare un cernita della propria vita e vedere cosa ne rimane. Della mia rimarrebbe: parole scritti su fogli ingialliti,quadri pieni di disperazione,ballerine di tutti i colori,rose essiccate e piene di polvere,orecchini che sembrano appartenere ad altre epoche,un camice,un unicorno,centinaia di lettere,milioni di storie raccolte in lucide copertine. E di voi cosa rimarrebbe?Cosa vi portereste della vostra vita se doveste sceglierne dei pezzi?

1)Quadro:un tempo la pittura era il mio passatempo preferito. 2)il camice 3)la teglia perchè ora è la cucina il mio passatempo 4) (alcuni) dei miei orecchini per cui ho una vera passione 5)i libri,inutile spiegare il perchè 6)le mie Westwood perchè con quelle scarpe mi sento estremamente sicura di me
V.

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Leave your heart here. In Paris (Part. 2)

V.

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Nessun titolo alla giornata perchè se no si crede importante e poi si monta la testa

Gli occhi mi si chiudono,sottolineandomi gentilmente che dovrei andare a letto. Anche il mal di testa-che ormai perdura da quasi tre giorni-mi consiglia di affondare la faccia nel cuscino. Ma sono qui,nel buio della mia stanza,a scrivere. Oggi è stata una pessima giornata. Dopo aver tanto insultato il lunedì (che in realtà, nonostante pioggia e levataccia, si è rivelato niente male) il martedì,facendo un po’ lo gnorri,me l’ha messa in quel posto. Giusto per essere fini. E c’era pure un sole incredibilmente caldo e bello oggi. In mancanza di una rincuorante camomilla da bere sotto le coperte,tedierò un po’ voi.

È stata una di quelle giornate in cui senti le lacrime premere,ansiose di sgorgare copiose,sui tuoi occhi. E non sai bene perchè. Andare a lezione mi deprime e non per la lezione in sè,che trovo interessantissima,ma perchè sono sempre sola. Scambio sorrisi falsi e parole di cortesia con le ex amiche e poi passo il tempo a contare i quadretti del quaderno in attesa del prof perennemente in ritardo. Non so perchè ma la gente di solito non mi rivolge mai la parola. E non è che mi freghi molto a dir la verità:se mi deve andare come l’ultima volta allora preferisco contare tutti i quadretti di tutti i quaderni del mondo. È che, primo, mi annoio,secondo vedo fuggire sempre più lontano la mia autostima. Mi sta facendo ciaociao con la manina. Mi sembro di aspetto normale,di certo non ripugnante, so tenere in piedi una conversazione decente sui temi più svariati e NON puzzo. C’è certa gente che cavolo!Non solo non ha scoperto l’acqua calda,ma non sa nemmeno cosa sia l’acqua! Forse dovrei smettere di lavarmi e “a pelle” (o meglio a naso) piacerei a qualcuno.

Non è che mi senta sola nel senso che mi manca qualcuno attorno,ma nel senso che nessuno si interessa a me. È come quando un ragazzo che non ti piace ti corteggia: non gliela darai mai,ma la cosa comunque ti lusinga. Tanto con la rapidità con cui mi rompo delle persone…ma voi porca vacca dove abitate?Non vi posso affrire un caffè e tediarvi di persona?

Oggi una ragazza è entrata quando la lezione era già iniziata,ha visto un posto libero e ha chiesto alla ragazza seduta lì accanto se poteva sedersi. Quest’ultima-che chiameremo la Carpa- è la classica finta troia. La Carpa le dice che è occupato e l’altra si viene a sedere accanto a me, qualche fila più su. Pochi minuti dopo entra un ragazzo,stessa scena. Solo che sta volta la Carpa,con aria inizialmente indecisa,lo fa sedere ( e non era la fantomatica persona che stava aspettando). L’amica della Carpa,vedendo dove si era seduta la mia vicina,le fa notare la figura di merda colossale che ha fatto. La Carpa cerca invano di mimetizzare l’imbarazzo. Ah dimenticavo:la ragazza seduta a fianco a me era di colore. Questa cosa mi ha sconvolta.

Nel pomeriggio ho aperto 5 volte il frigo,con intervalli di circa mezzo minuto,sperando che comparissa qualcosa da mangiare. Il mio occhio è caduto sulla nutella e il mio dito ci è finito dentro come per magia. Da quanto non la mangiavo (il sesso ne è un degno sostituto),ma seppur ti rincuora i sensi di colpa che provoca sono micidiali.

Se state ancora leggendo (folli!) non pensate che queste parole portino a qualcosa,a qualche sorta di epifania di mezzanotte.

Perchè sembrano tutti dannatamente felici? No perchè seriamente io non ricordo l’ultima volta che lo sono stata o che almeno ho riso spensierata.

Sto compulsivamente ristrutturando e arredando mentalmente una casa che-giustamente-non sarà mai mia. È malsano.

La mia testa brontola e mi sa anche la vostra pazienza. Domani-cioè oggi- è mercoledì (si grazie V. per la notiziona!),se poteste scegliere una cosa da fare o da “vivere” (che siete sicuri non farete/vivrete) cosa scegliereste?

V.

 

 

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Inizio.

La sola cosa che mi spiange ad affrontare un nuovo Lunedì pieno di pioggia,di corse e di fatica è il pensiero che in mezzo al caos,al sonno,alla noia,alle discussioni…

Ci sarai tu.

Ad aspettarmi.

Caffè!

 

V.

Ps. Si,lo so. È che mi son rotta di essere troppo sdolcinata!E quindi:follia. Vorrei dedicarmi di più al blog e a me stessa. Ma soprattutto al blog. È già ora di dormire perchè domani qualcuno si deve pur alzare e non sono sicura di voler essere io quel qualcuno. Domani è previsto un diluvio universale. Il prossimo che mi dice che ama l’autnno lo accoppo.

 

 

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Voglio guardarmi dento i tuoi occhi

Quando sente il rumore della porta chiudersi alle sue spalle, la notte si staglia sul suo viso, imprimendo sulla sua pelle l’odore tiepido di un’estate morente,pervasa dal brivo freddo di un inverno sempre più vicino. Insipira forte e si dirige verso la macchina. Compie quei gesti- mettersi la cintura,inserire la chiave,sistemare lo specchietto- meccanicamente, come meccanicamente guiderà per quelle strade che conosce perfettamente. Si accende la macchina, si spegne la mente. Torna a casa, immersa nel deserto dell’ una di notte, di una città stupendamente vuota.

Si, sta tornando a casa. Ma se vai verso qualcosa ti stai anche allontanando da qualcosa d’altro.

Gira a destra, poi a sinistra,si ferma allo stop,gira,procede sempre dritta per quella strada stretta. In quei primi minuti di viaggio non incontra mai nessuno, lo sa. Sfrutta quel momento per mettersi comoda, per distaccarsi dal suo corpo ipegnato a guidare,per lasciar vagare i suoi occhi tra le strade calpestate migliaia di volte.

La prima persona che incontra è la ragazza con il cane. Non la incontra sempre, ma abbastanza spesso da ritenerla una frequentatrice abituale delle sue strade. Cammina spedita, il guinzaglio in una mano,il telefono nell’altra. Sembra sempre scocciata. Magari innervosita dal dover uscire in piena notte per i bisogni del cane? No.Lancia occhiate frenetiche al cellulare. Con il tempo,osservandola pochi secondi a notte dal finestrino dell’auto,aveva capito che non era il cane a costringerla ad uscire a quell’ora,ma la ragazza scocciata a costringere il cane. Era l’immobilità dell’attesa a spingerla a camminare nella notte. Aspettava una chiamata che non arrivava mai o che arrivava sempre troppo tardi?

Schiaccia la frizione,solleva il piede dall’acceleratore,le basta sfiorare delicatamente il cambio per ingranare la quarta.

In quel punto della strada cerca di accellerare sempre un po’. Ma il suo occhio,seppure appesantito dalla stanchezza, sa dove guardare. Le luci provenienti dall’insegna dall’agezia immobiliare,quasi l’accecano. Le piaceva entrare in casa d’altri,calpestare il parquet scricchiolante non suo, criticare cucine dove magari non avrebbe mai cucinato. Le piaceva perchè in mezzo a case d’altri avrebbe trovato la sua,la loro. Voleva quella casa, il desiderio le bruciava quanto i suoi occhi che continuavano a fissare le luci dell’agenzia anche nello specchietto retrovisore.

Ma non voleva pensarci. Stava arrivando il suo punto preferito, l’incrocio. Quando non era troppo stanca cercava di prendere il semaforo rosso, in modo da poter sbirciare almeno per qualche secondo,nelle finestre di quelle casa abbandonata. Sin da piccola si era domandata come un edificio simile potesse esistere ancora nel mezzo della città. Palazzi moderni crescevano accanto ad essa,strade sempre più trafficate le sfrecciavano accanto senza curarsi di tanta bellezza. Cupa,enorme,fatta di piccoli mattoncini logarati dal tempo. Disabitata la era sicuramente,ad indicarlo anche il massiccio catenaccio che chiudeva il cancello in ferro battutto. Si,perchè non solo a pochi chilometri dal centro si ergeva,sfidando il tempo e le mode,questa villa di campagna,ma c’era,attorno ad essa, un splendido giardino,pieno di alberi cupi come la casa,appesantiti ed ingrgiti dallo stesso tempo. Ogni volta che lo vedevo non poteva far a meno di domandarsi: se la casa è disabitata da chissà quanto tempo,come fa l’erba ad essere sempre così perfettamente curata e tagliata?

Il verde la costringe ad ingranare la marcia e a svoltare a sinistra. I suoi occhi sono già proiettati in avanti dove sa che troverà il vecchietto. Non fa ancora troppo freddo e lui ci sarà. C’è sempre. Compie piccoli passi,così brevi che sembra restare fermo sempre nello stesso punto. Lo trova sempre lì,nei pressi di quell’attraversamento pedonale segnalato da cartelli e lucine. Sembrano quasi voler richiamare l’attenzione sul vecchietto. Ha impigato numerose notti,milioni di secondi attraveso il vetro del finestrino,per capire cosa stesse facendo l’anziano nella sua immobile camminata, sempre in quel punto. Lo capì in una notte di piggia fine, in cui lui non c’era,in cui lei lo cercò più del solito facendo balzare il suo sguardo da un angolo all’ altro,fino a posarsi,stupido,su di un mazzo di fiori. La pioggia fine cadeva su quiei colori di plastica,lasciati accanto ad una piccola foto appesa al muro di una casa. Non avevo bisogno di avvicinarsi e guardarla. Si immaginava il viso dolce di una donna illuminato da un sorriso. Non erano strisce pedonali. Era una tomba.

Ora le bastava andare dritto, le mani appena appoggiate al volante. Passa davanti al supermercato, alla fermata dell”autobus dove aspettava il tram per andare a scuola (le sembrava passato un secolo!), evita la buca, stacca leggermente e quasi involontarimente il piede dall’acceleratore. E lo vede. Le viene quasi da sorridere, le piacerebbe tanto sorridere a quello sconosciuto. Le prime volte che lo incontrava in quelli notti di viaggio ne aveva quasi paura. La pelle scura mischiava i suoi contorni con quelli del buio, in sella alla bicicletta aspetteva, fermo esattamente nello stesso punto,parlando al telefono. Pensava fosse uno spacciatore. E quando i suoi occhi incontrarono per la prima volta,quasi per caso,quasi per errore, quelli del ragazzo si pentì profondamente di quel pensiero. In quegli occhi vide il suo stesso sguardo. Vide il desiderio,l’ansia dell’attesa,il brivido che procura il pensiero di quel corpo nudo. Tutte le notti nè lui nè lei mancavano il loro appuntamento, si guardavano, entrambi consapevoli di guardare nient’altro che se stessi. Quegli occhi azzurrissimi. Quegli occhi bui. Identiciti.

E mentre lo sorpassava,girando a destra,si immaginava quegli occhi guardare in alto,verso il palazzo di fronte,proprio in quella finestra. Nelle orecchie il suono di quella risata innocente e negli occhi l’ombra del corpo di lei che appariva a quella finestra,ignaro di essere osservato.

L’ultima svolta a sinistra. Gira la chiave e il motore si spegne. Riprende coscienza di sè. La radio suona ciò che lei vuole sentire,decide di aspettare la fine della canzone. Si guarda allo specchio: è stanca, il trucco sbavato, il capelli scompigliati. Si domanda cosa gli abitanti delle sue notti vedano in lei,in quella ragazza che corre per le strade,indossando una tuta con le stelline rosa e delle occhiaie profonde. Si domanda se invece che i capelli arruffatti non vedano le mani di lui stringerle il viso,affondando le dita in quel morbido biondo, se vedano il suo corpo,sotto la tuta,ancora bagnato del suo sudore,ancora tiepido di quel piacere. Si chiede se la ragazza con il cane,se il suo cane,se la casa,se il vecchietto,se il ragazzo vedano solo quegli occhi contornati di nero e quelle labbra nude senza rossetto. O se vedano il pensiero di lui nel suo sguardo assonnato e l’impronta di quell’ultimo bacio rubato sulla sua bocca.

V.

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Torta con crema pasticcera e fragole

INGREDIENTI:

  • Per la base di pastafrolla vedi qui
  • 50 g di farina
  • 6 tuorli (non buttate gli albumi)
  • 150 g di zucchero
  • 500 ml di latte
  • 1 bustina di vanillina o scorza di limone
  • un cestino di fragole
  • mezza barretta di ciccolato fondente

PER LE MERINGHE:

  • 100 g di albume
  • una bustina di vanillina
  • 200 g di zucchero a velo

Una volta raffreddata la pastafrolla versate sulla base il ciccolato fuso,sopra sistemerete uno strato sottile di fragole lavate e tagliate.

  Mettete il latte in un pentolino (tenendone da parte un bicchiere),a fiamma dolce mettete la scorza di limone (o la bustina di vanillina). Nella scorza dovrete togliere la maggior parte del bianco interno,altrimenti la crema avrà un sapore amaro. Lasciate la scorza in infusiona sino  a quando il latte non inizia a sobbollire,spegnete e lasciate intiepidire. In una ciotola mescolate tuorli e zucchero (la mia crema è molto gialla perchè mio padre mi ha preso delle uova gigantesche,ricordatevi di prederle sempre medie!).

 

Continuando a mescolare con le fruste elettriche,aggiungere a filo un terzo del latte tiepido. Aggiungere poi la farina setacciata,continuando a mescolare.
Togliere la scorza dal latte avanzato e versare il composto di uova,zucchero,ecc nel latte. Rimetterlo sul fuoco e portatelo ad ebollizione,continuando a mescolare SEMPRE! È segreto per una buona riuscita della crema!    Copritela con la pellicola trasparente,lasciate raffreddare per qualche minuto e poi mettetela in frigo per una mezz’ora. Una volta raffreddata incorporatela alla torta.

Per fare la crema vengono utilizzati solo tuorli,per non buttare via l’albume (o almeno non tutto) si possono fare le meringhe e usarle per decorare la torta.

Riscaldate il forno a 80-100°. Montate gli abumi,quando iniziano a sbiancare aggiungete metà dello zucchero. Una volta montati completamente aggiungete l’altra metà poco per volta,mescolando con un cucchiaio dal basso verso l’alto. Su una teglia stendete la carta forno. Mette l’impasto nella sach a poche e create delle meringhe del diametro di circa 3-4 cm. Le meringhe sono semplici da fare,il problema è la cottura! Dovete lasciarle per circa un’ora/due in forno,tastandone colore e consistenza. Se le meringhe iniziano a diventare scure,aprite leggermente il forno per qualche minuto. Fate la prova dello stecchino per la cottura.

Ed ecco il risultato:

V.

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Principe Azzurro cercasi. Vivo o morto.

Oggi ho fatto un lavoro da idraulico, tutto da sola e gratis, e quindi mi sento machissima. Forte del mio rinnovato spirito femminista vorrei parlare un po’ di quell’ individuo che infesta la vita di un po’ tutte noi. E non fare quella faccia! Lo so che anche tu di solito,nel parcheggio,cerchi il suo cavallo bianco e non la sua macchina! Colpa della Disney o no,più o meno tutte siamo cresciute con questo mito che,lasciato li a macerare nelle nostre tenere menti di bambine innocenti,si è trasformato in una bomba ad orologeria pronta ad esplodere ad ogni minimo sgarro da parte del sesso opposto.

Ma analizziamo il soggetto che tanto agoniamo. Indubbiamente il suo animo coraggioso e (in alcuni casi) il suo portafoglio sono elementi da non sottavalutare. Nessuna di noi vorrebbe vivere sotto un ponte o peggio mantenere il proprio marito! Per quanto riguarda il coraggio…bè qualcuno che ci difenda da ragni,insetti e orribili bestie è sempre necessario. Siccome siamo esseri razionali tendiamo a trasporre queste qualità in un soggetto reale. Bene. Cosa fa generalmente il Principe della fiaba? Salva la principessa dal drago/strega/cattivo di turno. Ora,non so dove abitiate,ma dalle mie parti non ho mai visto nulla del genere! Ma è da  questo gesto estremamente violento e sanguinario che nasce l’altro mito associato a quello del Principe Azzurro: il romanticismo. È quando il coraggioso  e affascinante giovane cinge tra le sua braccia la bella principessa,finalmente salva, che noi ci sciogliamo nel tipico:”Ooooooh”.

Siccome di draghi da uccidere ne sono rimasti pochi,il nostro Principe,quello reale, è messo un po’ in difficoltà. Il bicchiere di vino,la cena,il pagarci il cinema,i complimenti buttati qua e là e,insomma, tutte quelle cose che gli ha insegnato la mamma equivalgono all’uccisione del nemico,al brandire la spada in nostra difesa. Noi siamo esseri razionali,si,ma siamo anche  e maggiormente esseri irrazionali:non diamo la giusta considerazione ai piccoli gesti perchè il romanticismo è il gesto eclatante,quello che fa dire “Ooooh” alle amiche a cui lo raccontiamo. E quindi vorremmo appuntamenti romantici,baci con Sebastian che canta, anniversari pieni di sorprese,viaggi sul tappeto volante.

Ci dimentichiamo una cosa essenziale delle favole: che sono,appunto,favole. È un ideale (se così si può chiamare) irraggiungibile perchè irreale. Gli uomni sono imperfetti: lo scopo della loro giornata non è venirti a cercare per salvarti, è mettere in campo la formazione migliore per il fantacalcio. Non girerà mai l’intera città per riportarti la tua scarpa,perchè probabilmente è rimasta seppellita sotto i suoi panni sporchi. E anche se ogni tanto si ravvedono e ci danno un po’ di quel fottutto romanticismo,ci sono altri 364 giorni da riempire e non mezz’ora di pellicola.

E poi c’è lo Stronzo. Tutte ne abbiamo avuto almeno uno nella nostra vita ( per non parlare di quelle che perseverano). E noi rimaniamo scioccate dall’esistenza di tali individui che “mi voleva solo portare a letto!”. Non siamo le protagoniste delle favola,l’uomo non è li con noi perchè cantiamo insieme agli animali,nel 90% dei casi è li perchè è interessato prima di tutto a scoparci. E meno male! Non pensasse nemmeno di fare quello con noi! Ci dimentichiamo un paio di cose fondamentali:

  • Chi ha detto che il drago non ce lo possiamo uccidere da sole?
  • Siamo bravissime a fare le stronze anche noi
  • Nelle fiabe non fanno mai sesso!!  O_O
  • Manca l’equivalente femminile del Principe Azzuro e ciò ha lasciato un grande vuoto in tutti gli uomini,finalmente colmato da youporn

 

V.

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