Archivi del mese: ottobre 2014

Wishlist

Vorrei essere polvere che si posa sulle superfici del tuo passato, divenendo patina che ne offusca e vela gli spigoli più appuntiti.
Vorrei essere lama per tagliare ciò che solo il sangue può imporre, liberando ciò che di te resta.
Vorrei essere candeggina per lavare via i sensi di colpa che ancora ostacolano le tue decisioni. Vorrei essere peso che serve per il tuo baricentro. Vorrei essere specchio deformante, per riflettere il Vero.
Vorrei essere Difetto per insegnarti ad amarmi.
Vorrei essere Consapevolezza; vorrei essere Respiro quando l’ansia vince; vorrei essere Musica che accompagna le tue giornate. Vorrei essere carta per assorbire i tuoi pensieri; vorrei essere il Fondo per mostrarti che lì non c’è nulla.
Vorrei essere mondo senz’angoli, così che tu non possa nasconderti. Vorrei essere Scelta, non Bisogno; Amore e non Dipendenza.
Vorrei essere Silenzio, così sentiresti solo la tua voce; vorrei essere spalle, così divideremmo il peso.
Vorrei essere vertigine senza paura; vorrei essere limite da superare, punto fisso da cui tornare; vorrei essere mani calde sul tuo viso.
Vorrei essere condivisione senza vergogna; vorrei essere Arte tra le tue dita, amante di chi ha pagato un prezzo troppo alto. Vorrei essere Tempo, per regalarti la guarigione.
Vorrei essere coperta, ma non nascondiglio; vorrei essere le parole che cerchi, senza il dolore che comportano.
Vorrei essere mura solide, vorrei essere chilometri tra te e ciò che eri. Vorrei essere Corpo sul tuo, per annullare vuoti e distanze. Vorrei essere risposte senza necessità di domandare, vorrei essere Approvazione; vorrei essere Pelle che racconta altre storie. Vorrei essere acqua in cui annegare chi non riesci a lasciar andare. Vorrei essere Bellezza per mostrarti il marcio che c’è in me.
Vorrei essere Nulla, così potresti essere Tutto.
Vorrei, vorrei,vorrei…
Indovina cosa? Vorrei fossi Tu e niente più.

V.

Wishlist – Pearl Jam

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Ed io sono qui.

La mancanza è un sentimento che va contro ogni istinto di sopravvivenza. È un selettore emotivo messo in pratica dall’evoluzione bastarda.
Ti tiene aggrappato -con la testa,con le unghie,con il cuore- a qualcosa che non c’è,che non è li, che non tornerà e che magari non è mai esistito.
La mancanza ti tiene fermo. Immobile.
Ti rende preda facile per il prossimo cacciatore.

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Il buongiorno si vede dall’Orso!

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[Questo post dimostra che la gente non dovrebbe farsi foto al mattino,proprio no.]

Grazie a Orso per il bellissimo premio per il ConcorOrso da me vinto con estrema fatica ed impegno! Questo post mi sembra come una puntata di un telefilm in cui si incrociano due serie,mi sono sempre piaciuti un sacco i crossover!

Buongiorno a tutti! E se non volete una faccia da culo come la mia…caffeina!! (ma tanto la mia tazza è più bella!)

 

V.

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Certe cose si trovano solo nel fango.

Sembrava quasi di poterla toccare,l’acqua. Nel buio. Quel rumore di natura che trova il suo corso senza chiedere ‘permesso’,senza chiedere ‘Scusa’.

Si,ho avuto paura.
Si,ho cercato di mettere in uno zaino poche cose, cose ‘di necessità’ senza riuscire a prendere mezzo oggetto in mano.
Si,ero preoccupata per A.
Si,ho visto la città da cui tanto voglio fuggire in ginocchio.
Si,ho visto le strade allagate a 200m da casa.
Si,mi sono stupita quando chi,da lontano,mi ha chiesto se fossi ancora viva.

Ho lasciato a casa l’eyeliner,ho tolto lo smalto,infilato stivali di gomma e messo le mani nel fango.
E sapete cosa ho trovato? Altre mani.
Mani che non mi sarei mai aspettata di trovare,MAI.
Ho riso con gente sconosciuta mentre con l’acqua quasi alle ginocchia abbiamo svuotato cantine.
Abbiamo buttato via ricordi.
C’erano sorrisi.
I militari e il loro buon umore. Pane e salame per tutti. Gli anziani che ti guardano con quel velo d’orgoglio negli occhi mentre passi per strada completamente-e quando dico completamente intendo che il fango ha trapassato i vestiti-sporca dalla testa ai peidi.
[“Ti aiuto” “No faccio da sola”; “Hai fogonata la scuola per venire ad aiutarci?” “Ahahah!Non vado al liceo da un pezzo!”; “Cosa ti dirà tua madre quando ti vedrà conciata così?” ]

Si è altruisti in primis per appagare sè stessi. E poi per farsi dei selfi,che puntuali hanno invaso la rete. ‘Vieni a spalare e avrai i tuoi 15 minuti di fama’. E sta volta non scatterà il pippone anti-mondo,anti-gioventù,anti-tutto. No. Perchè i selfi hanno portato sempre più mani (che si sono riempite di vesciche a forza di spalare),sempre più muscoli ( logarati dai pesi che hanno dovuto trasportare, sempre più schiene ( doloranti come non mai).

Nel fango ho trovato per la prima volta la mia città.

V.

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Smell like teen shit

Un giorno di seconda elementare,mentre tutta la classe era intenta a perfezionare il proprio corsivo,venne a salutarci l’obiettore di coscienza dell’anno prima. Tutti lo amavano: una sorta di Fonzie alto due metri,con l’accento del sud,capace di sollevare quattro o cinque bambini contemporaneamente e farli roteare come sacchi di patate. Per cui,appena apparve sulla soglia,l’intera classe-venticinque bambini sudici ed urlanti-si lanciò su di lui cercando di abbracciarlo e baciarlo. Anche la maestra fu tentata di gettargli le braccia al collo. Io me ne rimasi seduta al mio posto,a finire il compito. Osservavo i miei compagni saltarsi addosso e spintonarsi,cercando di rubare un abbraccio:una massa di coglioni. Ecco,magari non lo pensai proprio in questi termini-che le parolacce ancora non si potevano dire,ma mi sembrò,dall’alto dei miei sette anni,una cosa davvero stupida. La maestra mi guardava perplessa, dicendo,con tono quasi di scusa: “È proprio una bambina tranquilla,una bambina tanto speciale”, mentre la sua testa si muoveva ad indicare un no di disappunto. E per me,quella parola,iniziò ad avere un sapore strano. Rimandò tutti a posto, solo allora io mi alzai dal banco-ignorando lo sguardo perplesso  della maestra- e andai ad abbracciare l’obiettore. Un abbraccio tutto per me,senza bisogno di tirare i capelli a nessuno.

[Speciale si infiltra tra gli ingranaggi della tua testa, mutandone il senso di rotazione e la velocità di funzionamento. Speciale, resta li. E diventa strana, diventa sbagliata.]

Le feste di compleanno erano una tortura: che necessità avevano sempre tutti di correre, urlare e giocare a giochi sciocchi come quello delle sedie. Ve lo ricordate? Un cerchio di seggiole, sempre una in meno rispetto ai partecipanti, e quando la musica finisce c’è chi, inevitabilemente, rimane fuori. Un gioco crudele,un gioco al massacro,all’esclusione forzata: se non sei dentro,non sei nessuno,sei un perdente. Tutti intenti ad accaparrarsi la propria sedia,il proprio posto,per essere i numeri uno. Uno. Non è un numero estremamente triste? È così solo.
Costretta da mia madre a partecipare a questi eventi sociali, finivo per passare tutto il pomeriggio con la mamma del festeggiato,aiutandola nelle faccende domenstiche e facendomi pettinare i capelli, come con le bambole. Alla fine la madre d’adozione doveva spiegare alla madre naturale dello strano pomergiggio, un po’contenta della compagnia un po’ preoccupata per il mio comportamento. E mia madre,ormai abituata,rispondeva con un sospiro:”Sà,è una bambina tanto speciale!”.

[Perchè la tua musica è così incazzata? Perchè le tue idee pendono sempre dalla parte sbagliata, rifuggendo  un baricentro che non è altro che banalità? Perchè i tuoi vestiti sono impregnati dell’odore dell’insicurezza puttana? Perchè riusciresti ad annegare nelle parole scritte da altri, ma non riesci a usare l’inchiostro per qualcosa di tuo?]

La prima volta che misi un piede, rigorosamente scalzo, sopra un palcoscenico fu per caso,per aiutare un’amica rimasta senza attrice nel suo spettacolino liceale. Era una rivisitazione di un racconto di Virginia Woolf dal finale tragico con tanto di protagonista morta suicida, il che era davvero in linea con il personaggio che mi ritrovavo a vivere all’epoca. Ne fui così entusiasta da invitare perfino i miei genitori, tanto che la delusione nel non vederli tra il pubblico fu, ovviamente, immensa. Un banalissimo errore di lettura li aveva condotti nella sala sbagliata del teatro, facendoli assistere ad un saggio di Hip Hop. Ora, a parte il nesso tra uno dramma della Woolf e una danza al ritmo di rap (?) che mi sfugge, non mi sono mai capacitata del fatto che non solo non avessero notato l’assenza della propria figlia tra le ballerine, ma che avessero assistito all’intero spettacolo (facendone grandi elogi successivamente) non accorgendosi della palese incongruenza tra quello che avrei fatto e quello che, effettivamente, stavano guardando!
Oggi,a distanza di una decina d’anni,mia madre mi racconta dello splendido spettacolo di Hip Hop al quale ha assisito la sera precedente. “Ho detto ad Alle (moroso di madre ndr) che anche tu un tempo hai fatto uno spettacolo simile.” “No,mamma io al massimo ho fatto danza moderna,mai quella roba li. Ti confondi”. “Ma se ti dico che mi ricordo di essere venuta a vederti!” “Già,peccato non fossi io.” “Ah giusto”. Ma non è finita qui. Tentando di salvarsi dalla gaffe ha iniziato a ricordare i miei spettacoli di teatro: “Si,quella volta siamo addirittura venuti a Fontanellato per vederti!” “No,mamma ancora una volta non ero io. Era S.”
Sono stata il fantasma di una figlia mai realmente nata nè vissuta. Di colori sbiaditi si tingevano le mie anzioni e le mie parole.

[Ho consumato pelle, sprecato sonno, vestito maschere deformanti contorni ed emozioni. Ho cercato di essere qualcosa, di assumere limiti che mi permettessero di inserirmi nel puzzle.]

Mi ci è voluto tempo e delusioni per capire che io un pezzo di puzzle non lo sarei mai stata nè avrei mai voluto esserlo. Io voglio essere l’immagine sulla scatola, quella integra, senza crepe nel mezzo,senza bisogno che qualcuno incastri tutti i frammenti per farne un intero.
Si capisce che l’importante non è la scelta che si fa, ma la possibilità di poter scegliere senza sentirsi costretti da nessuno, senza essere guidati dal bisogno di affetto o approvazione perchè quella,cari miei,non è scelta.
Si è molto soli nel voler gridare le proprie ragioni. Ci si diverte come pazzi quando si è sempre ‘contro’. Molte saranno le etichette che verranno appese ai vostri credo,molti saranno i tentativi di darvi una forma.
Urlate i vostri difetti cosicchè nessuno possa accusarvi di mancata perfezione.
Mordete le malelingue, fatele sanguinare così avranno qualcosa di cui (s)parlare finalmente. Sempre che ci riescano ancora.

[Starmi lontano è un’ ottima decisone, la mia vicinanza provoca riflessioni.
Sono malsana, metto il dito nel vasetto della Nutella, ho opinioni solo su ciò che so, mi sbilancio solo se ritengo la cosa importante e nulla lo è mai troppo per me, sono impegnativa, insofferente, mi annoio facilmente, mi astengo dal combattere battaglie non mie, non so stirare le camice e Oh well,whatever, nervemind]

immagine dalla rete

V.

Categorie: Compilation, Parole che sembrano racconti | Tag: , , , , , , , , , , , , , | 35 commenti

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