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Guardami negli occhi.

Panic Attack – Dream Theater

Una ragazza accovacciata sul selciato. Una ragazza accovacciata sul selciato urla. Urla così forte che non si sente null’altro intorno. Ogni cosa smette di produrre il proprio suono, si copre di quelle grida. Voglio fermarla, voglio farla stare zitta!

C’è una ragazza che grida accovacciata sul selciato di una piazzetta di una città qualunque.
Quella ragazza sono io. E voglio smettere di gridare.

Non sono io. [Non posso essere io. Io non mi comporto così.]
Non sono io in mezzo alle piume di piccione, ai passanti che attoniti mi guardano. Non sono io che sento le mie dita nei miei capelli: li vorrei stracciare via tutti, vorrei conficcarmi le unghie nella carne sino a farla sanguinare, vorrei farmi male sino a smettere di urlare. Mi dico di stare zitta, ma l’involucro di carne che mi contiene se ne sta immobile per terra, emmettendo gemiti che spaventano.
Non sono ferita.
Non mi stanno facendo del male.
Sento ogni parte del mio corpo sbriciolarsi sotto un peso che viene da dentro. Sto implodendo.
Vorrei lasciarmi li, fingere di non conoscermi, di non appartenermi. Vorrei lasciare li quella cosa rotta che urla e non riesce a smettere, vorrei lasciare lì quel contenitore spaventato a morte che ha il mio volto, vorrei essere oggetto perduto distrattamente per strada.
Non posso essere io.
Non VOGLIO essere io.

Ed ora ho solo rabbia dentro, una rabbia che non rieco a frenare.
Sono perfetta quando dico sempre di si, quando sono li a raccogliere i cocci di tutti – che siete così fottutamente bravi a rompervi con le vostre stesse mani. Li pronta a consolare cuori infranti, a fare da genitore, a cercare di limitare sempre i danni per gli altri, a pensare di non ferire sentimenti, di non lasciare impronte, di non sporcare in giro.
Silenziosa.
Invisibile.
Compare all’occorrenza.
Essere li a farvi contenti e a preoccuparmi che la mia presenza non nuoccia gravemente alla salute.
Ma sapete cosa? IO VOGLIO.ESIGO.
Voglio non mangiare carne senza sentirmi sputare sentenze in faccia senza nessuna cognizione di causa; voglio alzarmi quando cazzo mi pare, voglio che quello che faccio abbia un valore e che quel valore SIA RICONOSCIUTO. Voglio che i vostri cazzo di sentimenti siano feriti, voglio che voi vi mettiate da parte PER ME! PER FAR FELICE ME e solo ME.
E per un fottutissimo istante non me ne fregarà un cazzo delle vostre vite, dei vostri problemi, di quel cazzo che volete voi, di quel cazzo di sorrisino di merda che mi prodigo tanto per farvi venire su quella faccia irriconoscente. Non me ne frega una beata minchia di farvi sentire speciali, di pensare mesi prima al vostro regalo di compleanno quando non avete nemmeno la briga di scrivermi auguri per il mio.
Voglio che appreziate quello in cui credo, voglio che ascoltiate la mia voce e non l’eco della vostra mentre parlate con me, voglio che per una piccolo invisibile momento mettiate da parte quell’importantissimo sacco di merda che siete e mi guardiate: voglio che guardiate il casino che uno per uno avete fatto con le corde del mio animo e del mio cuore.
Ditemi che sono brava come si fa con le bambine che hanno fatto un bel disegno, ditemi che senza di me la vostra vita sarebbe un po’ più vuota, ditemi che una stracazzutissima volta sceglierete me e solo me, ditemi che le risate fatte con me hanno un sapore migliore, ditemi che non vomiterete su ciò che per me vale solo perchè siete d’altra opinione, chidetemi come cazzo sto, ogni tanto, perchè non mi sembra nemmeno più di stare ultimamente.
Volete, volete e volete. I miei immani e atavici sensi di colpa mi costringono sempre a mettermi da parte, a curare le vostre ferite e ad accarezzare il vostro ego insicuro. Perchè quando uno scivola e cade io voglio essere quella che gli tende la mano e lo aiuta ad alzarsi, ma ogni tanto, molto egoisticamente, vorrei che qualcuno facesse altrettanto invece di ignorarmi o di sputarmi la sua vita addosso senza alcun ritengo.
Ogni tanto smettete di guardarvi allo specchio, voltate lo sguardo e ammirate chi avete accanto.

immagine da internet

[E forse un giorno questa lettera verrà urlata in faccia alle persone che lo meritano]

V.

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Nessun titolo perchè se una è apatica mica le importa tanto del titolo!

Odio la domenica.E’ uno di quei giorni che ti istiga alla depressione. Forse sono solo io, il mio umore pessimo.Sento il cuore gonfio, come se stesse per scoppiare. Bisogno di piangere,ma troppa stanchezza addosso per farlo.

Mi hanno detto che sono cambiata, che sono apatica. Non ho nemmeno provato a cercare nella mia testa le parole giuste e la forza per controbattere. Ho annuito. Senza provare,pensare,cercare,aspettarmi niente. Se sulla mia strada incontrassi un ippopotamo blu vestito da pagliaccio, aggirerei l’ostacolo senza probabilmente notarlo. Sono estranea a me e agli altri. Mi ero accorta già da un poì di questa apatia che mi aveva avvolta,conquistata. Qualunque cosa faccia, dica, in qualunque posto io sia, con chiunque io sia provo la stessa inebriante sensazione: il vuoto.

Non so più dove andare. Avete presente la scena di Alice nel paese delle meraviglie in cui lei,sicura,percorre il sentiero ed ad un certo punto incontra un cane-spazzino che sta cancellando la strada e lei non sa più dove andare? Ecco. Io mi sento esattamente così. Mi sono persa,ho perso me stessa, chiunque io fossi, e non riesco a ritrovarmi.

Sabato sono andata al diciottesimo di mia cugina. Mi sono sentita vecchia. Intendiamoci,io ne ho 23 di anni,ma mi sembra passato un secolo dalla mia maturià anagrafica. E’ un passato così lontano,così vivo. Nonostante  tutti i casini di sorta mi sentivo viva,credevo davvero di poter fare qualcosa di importante in questo mondo. Davo il massimo. Quando sono morta? Quando?

Vi ricordate quando eravate giovani?Perchè qualunque età abbiate sicuramente siete stati più giovani. Come eravate? Vi mancate? A me manca la V. di qualche anno fa,magari era ancora sola,ma aveva se stessa. Invecchiare significa anche capire che non farai la differenza. Invecchiare significa avere 23 anni e avere lo stesso entusiasmo nel vincere alla lotteria che nel buttarsi giù da un ponte.

Qualche ingranaggio si è rotto. E mi sa che qualcuno sta pensando di buttarmi via, anche io mi butterei via. In realtà lo sto già facendo.

V.

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