Archivi del mese: marzo 2014

Trust.

Non mi fido di chi è sempre felice,di chi sorride troppo spesso mostrando i denti. Aguzzi.
Non mi fido di chi ha troppe spiegazioni da dare,troppe scuse da raccontare,troppi ‘ma’ in tasca e altrettanti ‘se’ sulla bocca.
Non mi fido di chi non capisce certa musica,di chi non si è mai sporcato le mani,di chi dice ‘la vita è bella’. Non mi fido di chi scrive poesie.
Non mi fido di chi grida la propria vita come se vendesse verdura al mercato,non mi fido di chi si vende ad un prezzo troppo alto.
Non mi fido di chi crede in troppe cose senza aver letto abbastanza libri,non mi fido di chi dice sempre la verità,non ha fantasia.
Non mi fido di chi non cammina mai con il naso all’insù,di chi compra i detersivi di marca,di chi non ha segreti,di chi non ha cicatrici.
Non mi fido di chi legge Bukowski e Balzac,di chi non offre mai da bere.
Non mi fido delle scuse nè di chi perdona con troppa leggerezza,non mi fido di chi fa promesse che può mantenere con troppa facilità;non mi fido di chi non bacia al primo appuntamente,di chi porta sempre ‘lo stretto necessario’. Non mi fido dei biglietti da visita,delle code,dei pagamenti anticipati,di chi sbircia ciò che scrivi al cellulare. Non mi fido del mio senso dell’orientamento,di ciò che mangio,di mia madre;non mi fido ad avere una carta di credito,a regalare i miei libri preferiti,a farmi vedere piangere.
Non mi fido di chi mi chiede troppi perchè e non mi regala silenzi.
Non mi fido dei pettegolezzi troppo veri, di chi gioca a chi ha il dolore più doloroso, di chi fa domande di cui conosce già la risposta.
Non mi fido di chi usa troppo spesso parole non sue, di chi mangia la pizza con le posate, di chi dichiara il proprio amore sui monumenti.
Non mi fido.

V.

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Questo post (o l’autrice) si autodistruggerà tra 3,2,1…

Non stavo così da più o meno un anno e non so nemmeno trovare una spiegazione. I perchè delle cose uccidono la magia,non trovate? Sempre pronti a giustificare i nostri umori prima agli altri e poi a noi stessi.
Inizia tutto con un pensiero-uno piccolo,piccolo-innoquo che si deposita nella tua testa. Si nutre pian,pian degli eventi,anche di quelli più insignificanti e ti ritrovi con un macigno sul petto che ti impedisce di respirare. Melma nera che cola nella ossa ed annienta ogni tua possibile reazione.
Il segreto è rannicchiarsi nel letto e aspettare che la notte passi.
Volevo comprare un fottutissimo libro oggi,volevo ‘Viaggio al termine della notte’ (per l’appunto),ma 18 euro sono troppi. Così la soluzione è rannicchiarsi,magari sotto le coperte. E ascoltare il cuore che sembra impazzito e sperare che non esca fuori,che mica hai voglia di rincorrerlo.

I pensieri sono troppo pesanti per impedirgli di trascinarti a fondo.Tutto diventa troppo stretto ed soffocante,tutte le parole stupide ed insignificanti. Datemi una corda e ci legherò tutte le vostre scuse,datemi un coltello e lo affonderò nelle vostre teste sempre girate dall’altra parte.

E voglio essere questa canzone.
Voglio essere un libro facile da capire,un libro per cretini. Banalità alla portata di tutti.
Voglio essere una canzone moderna,di quelle che distraggono e non insegnano.
Voglio essere capace di leggere il reale valore delle cose e non quello che gli attribuisco per analfabetismo del mio ego.
Voglio essere una mancanza,di quelle che fanno bene.
Voglio essere importante nel mondo,nel mondo di pochi però.
Voglio essere un po’ più la lettera V. e un po’ meno quella che realmente sono.
Voglio sentirmi parte di qualcosa,una volta tanto. Perchè mi è così difficile?

V.

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Proposte indecenti (e una torta)

Sono un’ asociale. Ma di quelle potenti, di quelle che ne ha fatto quasi un’arte, di quelle che a volte trova scuse anche con sé stessa pur di non uscire con V.
Però sono simpatica, quando voglio. Offro pure torte e leccornie.
Perché ti stai vendendo così V.? Perché? Perché voglio dei partner multipli. Per scrivere s’ intende. Vorrei scrivere qualcosa a quattro,sei, otto, ma anche nove mani, non si esclude nessuno! In realtà non ho un progetto preciso, ma potrebbe saltare fuori qualcosa di interessante.
Ho già fatto qualcosa di simile con Zeus, il quale può garantire per me (oddio non chiedetegli info, prendetemi in parola) e continuerò se lui continuerà a sopportarmi.
Sarebbe interessante provare a costruire un post(di qualsiasi natura) insieme a qualcuno di voi. Se siete interessati contattatemi via mail!

V.

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Dove hai dormito la notte scorsa?

Il sentimento che ci lega a chi non ci ha voluti sarà sempre più forte,straziante ed ossessivo rispetto a quello che proviamo per chi ci tiene al suo fianco, curandosi di noi.

Desidereremo sempre l’amore di chi ci ha rifiutati. Il rifiuto acuisce il senso d’imperfezione, l’imperfezione è difficile da tollerare, soprattutto per una specie che ha dovuto inventare un Dio per giustificare la sua limitatezza.

I buchi,i difetti di fabbrica con cui nasciamo,divengono più reali quando qualcuno ci allontana.
La conquista è solo un modo per dire a noi stessi:”Tu vai bene così”.

V.

Nirvana – Where did you sleep last night

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Tecniche (in)fallibili di seduzione.

    • Il guardone. Tale tecnica viene privilegiata dalla maggior parte dei maschi italici. Inutile spiegare come funziona:lui ti guarda,tu lo guardi,lui ti guarda,tu lo guardi,lui ti guarda,tu lo guardi,lui ti guarda,tu lo guardi e abbozzi un timido sorriso,lui ricambia e continua a guardarti,tu lo guardi,lui ti guarda. Dopo un po’ pensi di avere qualcosa in faccia,il trucco sbavato,un baffo di Nutella (come diavolo ha fatto ha finire sul mio viso?Come?),un corno che spunta dalla tua fronte. In piene paranoia tiri fuori lo specchietto dalla borse e…no,è tutto a posto. Sei presentabile. È solo il solito coglione che spera di farti cadere tra le sue braccia con lo sguardo da pesce lesso.
    • Il reality time. Discoteca. Ballo tranquillamente con la mia amica. “Ehi bellissima ‘kiss cam time'”! Io:”Eh?” “Kiss cam time!” Mi urla nell’orecchio il tizio,formando con pollice e indice delle due mani un rettangolo per spiegarsi meglio. “Ah.” “Dai, dai un bacio al nostro amico,dai!” “No,guarda sono fidanzata!” “Ma non ti filmiamo veramente!”  “…”  “Sulla guancia?”
    • L’educato. Ferma al semaforo,mi si accosta una macchina. Inizia a strombazzare. “Ehi bella figa cosa fai sta sera!?” Mi giro e li mando,gentilmente,a quel paese. “Che troia che sei!”
    • Il simpatico. “Ciao!Ti vorrei scop…rire!”
    • Lo sprovveduto. “Scusami sai dirmi dov’è il centro commerciale?” “Certo,devi andare sempre dritto e te lo trovi sulla destra.” “Ma è lontano?” “A piedi saranno dieci minuti.” “Mh.” Silenzio. “Mi accompagni?”
    • L’investigatore. Seduta davanti al pc dell’ università,trattengo improperi perchè non mi lascia accedere nonostante le credenziali siano giuste. A fianco a me si siede un ragazzo che avevo già incontrato in precendenza che cerca di aiutarmi a risolvere il problema. Visto la gentilezza decido di presentarmi. La tecnologia vince sulle nostre menti e sono costretta a cambiare aula. Dopo due minuti mi arriva una richiesta di amicizia con annesso messaggio simpatico su facebook,nonostante conoscesse solo il mio nome (e non il cognome) e il corso di laurea. Tutt’ora rimane un mistero come abbia fatto.
    • L’equivoco.  Mentre sto per citofonare a casa di A.,un inquilino del palazzo si avvicina al portone. (Il classico cinquantenne abbronzato e con la sicurezza tipica di chi può contare su di un status economico non indifferente). “Senti  ma non è che sei qui per me?” dice con sguardo ammiccante. “N-no.”
    • Il Blogger. [A onor del vero il Blogger in questione,che resterà anonimo,è un amico e non ci stava davvero provando.Come riesce a fare figuracce lui,però non ci riesce nessuno.]

– V:”Dai dimmi cosa posso fare di folle e stupido!”
Blogger:”Vieni a letto con me.”
-[Su Hangout. Io dal telefono,mentre A. è al mio pc]  V:”Guarda ti piaccio vestita da fatina con i capelli viola?” Blogger:”Con la spallina li è da uber sesso”   V.”A. ha appena letto quello che hai scritto”     Blogger:”Ciao A.,sono innocuo.”

  • I Ballerini. Discoteca. (Lo so,dovrei smettere di fare la giovane) Io e la mia amica ,come sempre,balliamo per i fatti nostri. Due raggazzi si avvicinano e con grande entusiamo e casino mettono le braccia intorno alle nostre spalle,in modo da formare un cerchio. Il cerchio si stringe sempre di più,sempre di più,sempre di più…sino a quando io e la mia amica non ci diamo una bella testata!
  • L’Inquietante. In ogni locale ce n’è uno. Sono tipi anonimi,che arrivano verso le due o le tre,rigorosamente da soli. Si mettono a ballare-o anche semplicemente a ondeggiare-dietro di te,anche se ‘dietro’ non è proprio la definizione giusta visto che stanno ad almeno tre metri di distanza. Basta spostarsi e loro si accollano ad un’altra ragazza. Ciclicamente te lo ritrovi vicino,intento sempre ad ondeggiare senza un perchè.
  • Il Blasfemo. Carnevale. Un tipo vestito da suora mi si avvicina:”Posso benedirti?”
  • Il Medievale. “Ciao!Sei bellissima. Nel tuo paese (ero a Londra) devi essere sposata o qualcosa del genere!” Ma perchè dico io,perchè?
  • L’Istruttore. Avevo un istruttore di guida davvero provolone. Oltre ad invitare a cena le diciottenni,mentre cercavamo di evitare di investire vecchiette, raccontava delle sue grandi avventure di Latin Lover. “Una volta, in vacanza con il mio amico, abbiamo incontrato queste stra fighe che non ci sarebbero mai state,allora abbiamo deciso di giocarci il tutto e per tutto. Siamo andati da loro chiedendo se volevano fare l’amore con noi. Queste tutte scandalizzate ci stavano mandando a quel paese,quando abbiamo aggiunto ‘Su,abbiamo detto fare l’amore non fare sesso,siamo ragazzi romantici!’. Alla fine abbiamo passato la settimana insieme. ” “Ah quindi alla fine ve le siete scopate le stra fighe!”. “Ehm no.”

V.

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Vaffanculo.

Mi sono spesso chiesta cosa spinga le persone a sceglierne altre,ad etichettarle come ‘speciali’ e a tenersele accanto. A qualunque costo.
Perchè dire “Vaffanculo” è molto più semplice che dire “Parliamone”,perchè le parole hanno un costo e quasi mai è commisurato alle nostre possibilità emotive.
Vaffanculo è una sola parola. Una. Netta. Non si torna indietro e nemmeno si vuole. Io ne ho detti tanti,senza mai pentirmene. Per me parlare ha un prezzo esorbitante:se ti regalo un pezzo di me e tu ti ne vai,come faccio? Ti darò tutto quello che vuoi,ma non le mie parole. Mie mie mie.

Il problema nasce quando la mia lingua sta per articolare l’insulto,ma la mia testa la ferma.È li che capisco di essere fottuta. Si,perchè l’affetto è una fregatura,ti mette in una posizione di svantaggio.
L’affetto brama affetto.
Ti puoi allenare quanto vuoi a fare la stronza,ma ci sarà sempre qualcuno più allenato di te. E ti batterà. Sta pur certo che quella persona avrà tutto il bene di cui sei capace.

Il duplice significato di affetto non è casuale: sentimento,contagio. C’è differenza?

“Mamma,mamma guarda come sono brava!Mamma guardami,guardami!”,ma la sua attenzione è sempre rivolta altrove. Migliorerai,migliorerai ancora e ancora sino a quando non vedrai quello sguardo di approvazione nei suoi occhi. Una bambina in cerca di attenzioni,ecco cosa diventa chi si concede il lusso di voler bene a qualcuno.

Il “Vaffanculo” ogni tanto riaffiora,ma si posa sulle labbra.Non diviene suono.
Non vedi l’errore.
Non vedi il difetto.
Non vedi le motivazioni.
E comunque resti li. E continui a volerle bene,a quella fottuta persona.

V.

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L’oblio è solo per i più fortunati.

Lavo via il sapore acido del vomito che ho in gola con l’ennesimo sorso di Jack. Lo immagino scorrere sotto pelle,nelle vene,sino al cervello e qui far esplodere,con minuziosa cura e precisione,quei neuroni che contengono il tuo ricordo.
Vorrei fosse così,invece la mia rabbia perde solo lucidità. Sono seduto sul pavimento gelido del bagno da non so quanto. Bevo e vomito.Vomito e bevo.Inzio a pensare che le due cose siano correlate.
Se tu fossi qui,qui davanti a me,mi guarderesti con quell’espressione carica di rimprovero che fa comparire sulla tua fronte una piccola ruga. Poi ti inginocchieresti,mi asciugheresti con la manica il sudore freddo dalla fronte,sussurrandomi nell’orecchio:”Andiamo a letto”. Ma tu non ci sei.Tu sei morta. O mi hai semplicemente lasciato.Che differenza fa? Ricordo,ecco cosa sei diventata. Si inizia a ricordare qualcuno quando il presente ne è privo.Bisogna riempire i vuoti della mancanza.Tu sarai ricordo,indelebile,immutabile,perfetto nell’ingannevole falsificazione che la mente opera su tutto ciò che ferisce.

I tuoi denti bianchi,il buffo rumore che fai quando starnutisci,il tuo giocare con i miei capelli davanti ad un film,le nostre risate ai fornelli per la mia incapacità,i tuoi occhi chiusi mentre mi baci,il leggero arco che la tua schiena descrive quando facciamo l’amore,le tue mani che disegnano storie sulla mie pelle nuda.
Rimane tutto li.
Incastrato in sinapsi efficienti,nemmeno sfiorate dal whisky che continuo ad ingurgitare.
Il rubinetto perde.Piccole gocce si schiantano ritmicamente sul lavandino.

Ti sono bastate due valige per raccogliere la tua vita e separarla dalla mia. Ho cercato per casa piccoli frammenti di te,ma ho trovato solo me negli armadi,nei cassetti,nel letto. Solo me. Tanto che ho creduto di averti immaginata.Il dolore che ho nel petto ha riso di tanta stupidità e ha iniziato a bruciare di più.
Due valige.Credevo avessi portato più cose,nella nostra vita.È questo quello che pensavo quando ti ho vista di fronte a me,con il soprabito nero,pronta ad andartene. Aspettavi qualcosa.La mancia?Mi sono morso la lingua,le labbra,i pensieri,ma ho detto la sola cose che un uomo può dire quando non rimane più nulla da aggiungere. “Da quanto tempo ci vai a letto?”
Un mezzo sorriso ha spezzato l’immobilità del tuo viso mesto. “Pensate sempre che vi lasciamo per le misure del vostro pene,quando ad essere inadeguate sono le dimensioni del vostro cuore,del vostro amore,dei vostri pensieri.” Ed è come se avessi raccolto tutti i miei difetti,le mie imperfezioni,le mie insicurezze,le avessi lucidate e lustrate in modo che tutti potessero vederle,senza più essere nascoste dalla polvere del mio ego.
Hai preso le tue due valige e sei uscita,chiudendo delicatamente la porta alla tue spalle. Solo un click.Niente ‘BAM!’,niente rumore.O forse non l’ho sentito,distratto com’ero dal chiasso che esplodeva nella mia testa.
Silenzio.Fuori.
Come adesso.Solo il suono di gocce d’acqua che cadono,inutilizzate e inutili.Sprecate.

I miei occhi bruciano.Il pavimento è freddo.C’è puzza di vomito in questa stanza.Continuo a bere anche se la bottiglia è ormai vuota,non saprei che altro fare.

Mi chiedo quale amore così grande lui sia in grado di darti,quali pensieri riempiano il poco spazio che vi divide quando sei tra le sue braccia;mi chiedo quale poesia lui sia in grado di raccontare al tuo cuore. Rido.L’unica domanda che bussa impaziente nella mia testa è:”State scopando?”
Chissà se ogni tanto pensi a me,a quel povero idiota che stai lasciando annegare nella sua bile e nel suo vomito.Hai pianto,almeno un po’?Hai pensato di ritornare,almeno una volta?
Vorrei sapere che mi rivuoi,che ti manco.Vorrei vederti ritornare.Chiedere scusa,vorrei le tue labbra suelle mie.Ancora.
Solo così,sapendo che tu mi vuoi,smetterei di volerti.

H.

Categorie: Parole che sembrano racconti | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 32 commenti

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