Archivi del mese: aprile 2014

Spogliami.

Affondo i denti nel labbro inferiore non appena le tue mani sganciano il primo bottone, all’altezza del collo. Infiniti secondi passano nell’asola, scivolando lenti al secondo, insieme alle tue mani.

Mani che sussultano al ritmo del suo cuore, che spinge il bottone verso di me. Dal collo ormai libero un profumo eterno, dolcissimo, che inseguo con le labbra scendendo la curva verso le spalle.

Il terzo sfugge un paio di volte, geloso custode di altri centimetri della mia pelle. E’ come me. Rifugge il contatto per timore della rottura. La parsimonia di gesti e la delicatezza del tocco fanno cedere anche il terzo bottone, mostrandoti un altro pezzo della mia superficie, che le tue dita sfiorano per un istante.

Al quarto bottone le carezze si fanno pesanti, ché la superficie non basta più a sentire e far sentire, e passione e dolcezza si accapigliano inesauste, accelerando respiro e desiderio.

Il quinto si stacca sotto il peso della tua impazienza, cadendo a terra. Accarezzi il pizzo della mia biancheria, leggero intralcio, frapposto tra me e te. Oltrepassi l’ostacolo di stoffa, poggiando l’orecchio al centro esatto del mio petto.

Il sesto bottone sono i minuti che anticipano l’attesa. Hanno il sapore dell’istante che precede il possesso, l’odore della fretta, il sapore della tua bocca. Disegni piccoli cerchi sulla mia pancia, con le dita, giocando con il mio desiderio.

Cede il settimo e m’inchino sull’ombelico, inebriandomi dove l’odore si fa aspro, più femmina, impazzendomi il sangue, la bocca, le mani. La sua pelle e la febbre nelle mie labbra, nelle dita che sganciano l’ultimo sigillo, scatenando l’attesa di un piacere infinito.

 

V. in collaborazione con Witt1980 (che dovrebbe decisiamente scrivere più spesso. Ma già lo sa.)

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Polly.

Polly si veste di mediocrità. Ha banali occhi castani, un sorriso affabile, ma senza pretese; un viso grazioso che non lascia traccia nella memoria di chi la incontra. Polly di straordinario ha solo l’uomo, il suo uomo.

Polly dice:
Baciami

Polly ama il suo uomo, Polly mette vestiti carini per lui, cucina i suoi piatti preferiti ogni sera. Polly racconta alle amiche quanto il suo uomo la ami.

Polly dice:
Lui torna sempre a casa da me,alla fine.

Polly è triste. Polly è triste e nessuno lo sa,nessuno lo vede. Il suo uomo non la bacia più, il suo uomo non le parla più, il suo uomo è solo un corpo che si aggira per casa attento a non sfiorarla,a non guardarla,a non farla sentire viva.

Polly dice:
Ridammi forma con il tuo sguardo,consistenza con il tuo tocco,sensazioni con le tue parole.

L’uomo di Polly esce di casa. Questa sera non torna da lei, alla fine.

Polly dice:
Ti ho tradito.

Polly mente. Polly vede la mano del suo uomo stagliarsi sul suo viso. Attende ansiosa l’impatto. La guancia brucia,ma non importa:rimane così più a lungo l’impronta di quella carezza.

Polly dice:
Grazie.

Polly ha imparato ad urlare,a lanciare piatti,sputare insulti, a non cucinare, a rompere le cose. Polly ha imparato a raccontarsi tante verità. Polly si annoia. Polly recita. Polly sa come farsi amare.

Polly dice:
Le cinque dita che stritolano il mio polso imprimono il tuo desiderio di me sulla pelle. Segni scuri che marchiano ciò che è tuo. Le nocche lacerano il mio labbro, sono baci lievi:è la mia bocca troppo fragile per il tuo amore. Nel sangue che cola sul mio corpo,impregnandomi i vestiti,leggo tutte le parole che non dici,che aspetto. Soffoca le mie debolezze con i pugni:diventeranno la mia forza. I tuoi calci strumenti per aggiustare le mie imperfezioni,le ossa che sento rompersi le mie promesse di cambiamento.
Aiutami a compiacerti. Ti amo, non mi spezzerò.

Polly.
Polly era.

Immagine dalla rete

Polly-Nirvana

V.

 

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Con il naso all’insù.

“Guarda dove metti i piedi!”. Quante volte me l’hanno ripetuto, anche quando l’andatura non era più incerta come quello dei bambini. Gli occhi scivolano su quello che mi circonda, senza prestare attenzione ai passi. La direzione è l’accessorio del viaggio, non ne è l’essenza nè la bellezza. I particolari sono ciò che tornerà con te.
A questo pensavo mentro leggevo i frammenti di un viaggio che qualcuno ha deciso di donarmi. Fotografia a parole di un posto che vorrei ricordare meglio,che vorrei aver vissuto con i tuoi occhi. E con il naso all’insù. Diciassette righe- divorate- mi hanno regalato chilometri di pensieri da frapporre tra me e il posto in cui vivo.  Permetto alla speranza di avvinghiarsi – con i denti, le unghie e a tutto quello che d’affilato possiede- solo ai chilometri futuri e di nutrirsi di quelli passati.
I miei viaggi non sono strade,non sono alberghi,non sono monumenti. Sono sensazioni. Il tempo non è la miglior cura: è lo spazio che interponiamo tra il noi del quotidiano statico e il noi per strada, che permette di ricomporci.

Ricordo il vento sulla spiaggia deserta. L’Oceano davanti, nessun confine, nessun limite. Respirare finalmente,come se fosse la prima volta. C’è la corsa per le sale del  Louvre [“Nononono non si fa!” “Ma lo stiamo già facendo V.!”];ci sono quelle risate che tanto mi mancano,i miei piedi scalzi sulla rambla, troppo stanchi ed ubriachi per i tacchi; la prima volta che ho visto il Musée d’Orangerie, la luna spaventosamente enorme tra le dune della Death Valley;la sabbia tra le dita,i denti ed i capelli di un deserto che parla arabo.
Ci sono quei baci al gusto di madeleine e marijuana;il mare nero ai piedi di Tavolara che non permette di guardarci attraverso,ma solo di immergerti senza vedere,fidandoti. Senza paura. I grappoli d’uva rubati nelle campagne del chianti,la storia che si legge in certi cimiteri,il tour tra i sexy shop di Pigalle [“Ma questo a cosa serve?”],i colori di Portobello road e le case di Notting Hill in cui vorrei tanto vivere.
Le conversazioni in una lingua che non conosci,ma il vino abbatte ogni barriera. O forse è solo questione di sintonia. Il vuoto nello stomaco mentre ti lanci da sei metri di altezza [“Ma l’acqua dov’è?!”],le sfumature dei tramonti lontano da casa;i racconti di mio padre tra gli arrondissement,sapendo che sarà l’ultima volta. Un blu che non rivedrò mai più,occhi che osservano dietro un velo,bellissimi;perdersi con la cartina in mano,una Roma insolita,la rotodintà delle colline senesi che culla lo sguardo, le ore passate in auto con mio fratello,una farfalla che si posa sul mio naso, specchi rotti a palazzo te,il grattacielo più alto al mondo,i panni stesi fuori dalla finestra che spogliano i segreti di chi li indossa,le conversazioni con i taxisti pakistani lontani da casa,le meduse non urticanti di una mare che ti accetta senza spaventarsi,il sapore del porto bianco.

Questo è per te. Questo è per voi.
Un po’ di chilometri.

V.

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InterV.ista a Orsochiacchierone:tutto quello che non volevate sapere noi ve lo diremo comunque!

Seduta sulla sedia mi sistemo i capelli nervosamente. È la mia prima intervista ed ho scelto una dei personaggi più desiderati e ammirati della blogsfera,il George Cloony di wordpress. Entra,perfetto nel suo completo Armani,pelo lucido e folto. Lui è OrsoChiacchierone!

Allora Orso,ormai la tua carriera è all’apice. Tutti conoscono tutto di te,ogni tua mossa è paparazzata da Donnola3000 e,immagino,tu non abbia nemmeno più tempo per il letargo. In pochi sanno però che le tue origini sono umili,che sei un orso che si è fatto da sè. Nato nel quartiere famoso per il miele rosso a buon mercato,nell’adolescenza rubavi cestini da picnic.Cosa ti ha riportato sulla retta via e spinto a migliorarti sempre più?
Cara V., prima di tutto voglio di ringraziarti perché mi dai l’opportunità di raccontare finalmente la verità. Se ne sono dette di tutti i colori sul mio conto e non ho mai avuto modo di replicare, di spiegare come è cominciato tutto. Vedo che hai trovato informazioni che pochi conoscono… ebbene sì, quando ero più giovane ero un vero lestoelefante. Nel senso che ero lesto ma ero pure goffo come un elefante. Ecco perché ho smesso di rubare i cestini da pic-nic, ero veloce nel rubarli ma poi facevo tanto di quel rumore mentre scappavo che alla fine mi scoprivano sempre! Allora ho pensato: e se invece di rubare cestini da pic-nic organizzassi dei pic-nic? Da lì è cominciato il miglioramento!

Dopo aver tentato i provini,da giovanissimo,per Yoghi e per il ruolo di Orso Parlante in Shrek,hai deciso di abbandonare le aspirazioni da attore e darti al giornalismo naturalistico?
Uè, ma sai proprio tutto! Dopo aver smesso di organizzare pic-nic (ho smesso perché, prima ancora che arrivassero gli invitati, mangiavo tutto…) ho tentato la carriera di attore. Solo che la prima volta il regista mi ha detto “Allora, hai visto il copione?” e io ho risposto “Ne ho visti tanti quando ero a scuola! Ce n’era uno seduto vicino a me!” e mi ha cacciato. Per la parte in Shrek… ho avuto problemi con il Ciuchino perché gli ho detto che era un vero asino. E allora oh, ho lasciato perdere e visto che sono un Orso e vivo in mezzo alla Natura… chi meglio di me poteva parlarne?

Una bella rivincita è arrivata dalla proposta da parte della Vodafone di diventare suo sponsor. Le malelingue dicono che il tuo rifiuto sia dovuto soprattutto al non voler condividere la scena con la signorina Foca,con la quale, già in passato, hai avuto divergenze d’opinione. (Memorabile la scena al Vespa Show in cui l’hai trattata a pesci in faccia e lei se li è mangiati!) Qual è dunque la verità?
Hai ragione, sono proprio delle malelingue! Con la Signorina Foca c’è un ottimo rapporto, quello che è successo al Vespa Show è acqua passata, da quel giorno andiamo a fare certe mangiate di salmone che non ti dico! La verità è che ho rifiutato di fare quelle pubblicità perché a me non piace il colore rosso. Preferisco l’arancione che invece rappresenta un’altra compagnia telefonica… quelli però già hanno Fiorello che è un vero e proprio animale da palcoscenico… io invece sono solo un animale.

Uno dei segreti del tuo successo è il coinvolgimento del pubblico in ciò che fai e scrivi. Qual è l’esperienza più bella che hai avuto in questo senso?
Sicuramente quando ho pubblicato il post Tazzone da latte dove chiedevo di inviarmi la foto della tazza usata per la colazione dai miei lettori. Ho ricevuto un sacco di foto e ne ricevo ancora oggi! E infatti successivamente ho creato una pagina apposita perché tutti i nuovi arrivati potessero aggiungersi alla nostra tavolata che è sempre più lunga! Questo mi rende davvero felice.

Hai avuto anche esperienze imbarazzanti? Si sa, la fama porta con sé anche guai…
Mi metto in imbarazzo da solo ogni giorno… basta leggere il mio blog!

Tuo nonno era il grande attore che interpretò Baloo nel film Disney “Il libro della giungla”. Anche se la tua fama,ovviamente, è dovuta esclusivamente alle tue abilità,è comunque frustrante dover mantenere così alta la buona reputazione della famiglia?
Non sai quante volte mi sono sentito dire “raccomandato”! Ho provato a fare l’attore proprio per seguire le orme del nonno ma, come ho già detto, non sono proprio capace. In compenso questa cosa mi ha aiutato perché poi, quando sono diventato famOrso grazie a ciò che scrivo, le persone hanno capito che in qualcosa almeno sono leggermente più capace. Ma comunque la maggior parte delle visite sul mio blog vengono dalla ricerca su Google “nipote dell’Orso che ha interpretato Baloo e che non sa proprio recitare ah ah ah”.

Tuo cugino Tim è emigrato negli Stati Uniti ed ora ha un ruolo di rilievo nel “Cleveland Show”. Piacerebbe anche a te lasciare l’Italia per nuovi lidi dove il lavoro animalesco è maggiormente apprezzato?
Vedi? Tutti nella famiglia sono attori mannaggia alla miseria! Guarda, a me piacerebbe pure lasciare l’Italia ma appena esco dall’area protetta partono colpi di fucile da tutte le parti! Ecco perché ho deciso di diventare un blogger: sto chiuso nella mia tana e ogni tanto mi affaccio e faccio gnè gnè ai cacciatori!

Oltre ad essere un blogger famoso, stai iniziando un’attività nel campo della produzione del miele- la tua golosità precede la tua fama!Come sono i tuoi rapporti con la mafia delle api?
Ehm, la mafia delle api non esiste, giuro! Loro sono buone e brave e mi aiutano sempre! Davvero! Non mettete voci false in giro!
Comunque ricordate di acquistare sempre il miele di Orso Chiacchierone, il più buono che c’è! Ogni due vasetti uno è in omaggio e se vi iscrivete al mio blog avrete il 10% di sconto su ogni prodotto acquistato!
Non c’è tempo per andare in letargo ma c’è sempre tempo per mangiare il miele di Orso Chiacchierone! Solo nei migliori negozi del bosco!

So quanto tu tenga alla tua privacy, ma se non ti faccio questa domanda rischio il linciaggio dalle fan! Dopo la tua relazione storica con Orsa Polare, il tuo cuore ha di nuovo trovato l’amore?
Voglio che si sappia una volta per tutte: la mia storia con Orsa Polare è finita perché lei era davvero fredda! Poi… il mio cuore ha di nuovo trovato l’amore? Boh, dovete chiederlo a lui! È un tipo alquanto riservato! 😛

foto     V. in collaborazione con Orsochiacchierone ,che ringrazio molto-è sempre bello incontrare persone con cui sparare ‘scemenze’-specialmente per aver reso giustizia alla mia bellezza! ❤

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About a Girl.

Oggi è una di quelle giornate che non esistono davvero,che finiranno disciolte nell’acido delle memoria ed è meglio così. Ho ascoltato la stessa canzone 121 volte in loop-dico davvero-e i miei sentimenti al riguardo sono ancora contrastanti. La sola cosa a cui riesco a pensare è che era il 1994 e io avevo compiuto,da poco, 5 anni. A 5 anni non si capisce ancora in che razza di casino i tuoi genitori ti abbiano messo,a cinque anni non si capisce un cazzo. Dico solo che avresti potuto aspettare. Avresti potuto aspettare.
Il linguaggio umano è estremamente complesso,più di ogni altro linguaggio animale. L’incomprensione è prerogativa esclusiva della nostra razza,non è ironico?Abbiamo addirittura libri che spiegano il significato di ciascuna parola,il fraintendimento non dovrebbe essere nemmeno contemplato. Eppure la frase che ho più sentito nella vita è stata:”Non ti capisco”. Mh. L’analfabetismo emotivo è un problema reale e dilagante,per questo sono nati i social network. Placebo. Amo i placebo,sono l’emblema di quanto la nostra mente sia stupida. E di quanto,in realtà,basti poco per stare bene.Ma sto divagando. Dicevo,l’incomprensione. Da qualche parte dovrei avere un libretto d’istruzioni,ma se anche lo trovassi non lo consegnerei a nessuno. Diventerei banale. La banalità è qualcosa che mi deprime in maniera mostruosa. Vorrei poter dire a qualcuno:”Andiamo a camminare scalzi al teatro Farnese,che il legno sotto i piedi mi ricorda tempi in cui,stranamente,mi sentivo accettata senza condizioni?” E poi vorrei andare a Bogotà, “A farti ammazzare”,mi rispondono sempre. Di qualche cosa bisogna pur morire,no? Sto divagando ancora. Oggi mi hanno chiesto se sono maggiorenne,è stata una donna a domandarmelo quindi credo all’innocenza della domanda. A 18 anni facevo la zoccola,anzi no,svestivo i panni di questo ruolo tanto divertente quanto faticoso. A 18 anni credevo che finito il liceo le cose sarebbero cambiate,che avrei cessato di essere me. In realtà è andata proprio così,ma in senso negativo. La sola cosa,tra le tante,che non riuscirò mai davvero a digerire è il non aver potuto studiare in una città diversa da quella dove sono nata e cresciuta. Ho fatto tutto per bene,ho dato il massimo escludendo tutto il resto,ho avuto il massimo dei risultati,ma non me l’hanno permesso. Non ho mai capito perchè,non sino in fondo. Bisogna far parte del sistema per poterlo combattere-scriveva o cantava qualcuno- ma la verità è che finisci per essere divorato. Il 1984 è ora. Allora ho iniziato a camminare con la testa bassa,con lo sguardo sempre puntato sui miei piedi tentando di evitare tutti gli ostacoli,senza guardare dove stavo andando.
A 18 anni ho smesso di ascoltare certe canzoni e ho messo bei vestiti. È agghiacciante la facilità con cui riesco a confondermi tra la gente, ora.
Sono disordinata ed incostante nei miei travestimenti,lascio indizi ovunque. Sono tutti pigri,però. La scelta è sempre degli altri,non si può obbligare nessuno.
Quando si tenta di divagare,si arriva sempre al punto. Divagherei tutta la vita. Con te.
Adoro i segnalibri,li perdo puntualmente. In un mese sono riuscita a farne sparire,non so come,due o tre. Per me tutto ha un significato. Mi trovo a disagio quando un padre abbraccia una figlia,in un film. Odio spigare l’ovvio,anche se questo,con me,sembra tanto difficile da vedere. Ieri,solo ieri,ho capito cosa manca,cosa è sempre mancato. Sono state parole scritte un po’ a caso,senza pensarci troppo,ma hanno dato concretezza a qualcosa che avevo solo intuito. Questa epifania non porterà a nulla,perchè tanto sarebbe troppo dispendioso -emotivamente- ed io mi attacco,come al solito,allo status quo. Almeno lo conosco,almeno lo so gestire.
Questa notte credo di aver sognato F.,chissà che fine ha fatto. Era grasso,nel sogno,ma aveva ancora tutti i capelli. Quando mi scrivevano canzoni le ignoravo,ora ne vorrei una. Tutta per me. Gli specchi non bastano più.

V.

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Tutte le verità sull’amore sono a pagamento.

  • Certi uomini vanno mandati a cagare con la stessa rapidità con cui raggiungono l’orgasmo.
  • La donna usa il proprio corpo come merce di scambio, è la sola valuta che l’uomo comprende.
  • Il metodo più veloce per entrare nelle mutande di una donna è attraverso la sua testa. [È uscirne che poi diventa complicato.]
  • Esistono due tipi di donne: quelle che possono scegliere e quelle che vengono scelte. Le prime sono una minaccia per l’uomo, le seconde solo per se stesse.
  • Abbiamo sradicato alberi, scuoiato il loro tronco ,estratto la loro anima per farne lindi fogli di carta, solo per poterli imbrattare con sudici sentimenti. Milioni di margherite martoriate e torturate, incapaci di rispondere a una domanda che nemmeno capiscono: m’ama o non m’ama? Scaviamo nelle profondità della terra per estrarne pegni d’amore abbastanza luccicanti da nascondere le falle dei nostri sentimenti. L’amore distrugge ecosistemi per dimostrare qualcosa.
  • L’uomo guarda il porno perchè ama l’appagamento senza sforzo. Non gli importa la finzione, l’uomo scopa prima di tutto con il suo ego.
  • Tra un film porno e un film romantico non vi è alcuna sostanziale differenza.
  • Scoprendo il punto debole di una donna potrai fare di lei ciò che vuoi. Le donne non hanno un punto debole, ne hanno molteplici. L’uomo cerca sempre nei posti sbagliati.
  • La conquista è la più subdola delle guerre, la più tremenda delle menzogne.
  • Un uomo vuole una madre in casa,una zoccola nel letto, una balia per il suo ego e una bambola da mostrare. Per questo ha più di una donna e non ne riesce a soddisfarne nemmeno una.
  • Una donna vuole un buon padre per i suoi figli, un amante fedele e costante al suo fianco, un amico sempre dalla sua parte, un sostegno al quale appoggiarsi nelle difficoltà. Cerca tutto questo in un uomo solo, per questo non è mai soddisfatta.
  • Esistono due tipi di uomini: quelli fissati con le tette e quelli fissati con il sedere.
  • Gli unici centimetri che contano davvero per una donna sono quelli che l’uomo percorre per andare verso di lei.
  • L’amore è fatto anche di cose schifose come i germi e i raffreddori. Gli amanti si passano malattie sino a quando non avranno gli stessi anticorpi e combatteranno le stesse battaglie.
  • L’uomo ama attraverso gli occhi. La donna può solo sperare che quello sguardo penetri più in in profondità di quanto faccia normalmente con altri strumenti.
  • Ma poi,in fondo,cosa ne sai tu, dell’amore se non mandi nome di LEI nome di LUI al 4888?

V.

Photo by Dina Goldstein

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