Archivi del mese: giugno 2013

Ehi tu! Ti va di fare due chiacchiere?

È incominciata l’estate. Così dicono almeno,io non sono uscita molto ultimamente. E con l’estate sono iniziate anche queste lunghe serate,un po’ malinconiche un po’ noiose, un cui una leggera brezza entra dalla finestra (e le zanzare tentano di uccidermi) e ho pensato di replicare il “Parlami” dell’anno scorso,ovvero un modo per conoscere qualcuno di voi e allietare le mie e si spera anche le vostre, serate.

1. Come ti chiameresti se fossi un supereroe?

2.L’ultimo momento in cui ti ricordi di essere stato davvero felice

3.Telefilm preferito

4.Il bacio più schifoso che tu abbia mai ricevuto

5.Un personaggio di un libro che non sopporti,ma che ha comunque qualcosa di te

6.La prima cosa che ti viene in mente!

7.Descrivi la parte migliore di te

8. Cosa indossi ai piedi in questo momento?

9. Cosa stai aspettando e credi aspetterai per sempre?

10. Fammi uan domanda

 

V.

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Sono solo le tre

Le tre. Lancette immobili segnano la stessa ora ormai da giorni,da mesi. Non hai voluto che sostituissero l’orologio,dicevi di sentirti più sicuro lontano dal tempo che passa,avvolto in quella staticità fittizia che tutto sospendeva e allontanava. Parlavi con una voce bassa e roca,non tua. Non eri più tu,ma questo non era necessariamente un male.
Ci siamo odiati per così tanto tempo che la prima volta che sono entrata in questa stanza speravo fossi morto. Trovavo estremamente ironico che ti fossi ricordato di chiamare me,la persona di cui ti eri sempre scordato ed ero pronta a ricambiarti con la stessa carta,forte della vita che mi ero costruita da sola e che avrei potuto sbatterti in faccia. Non mi aspettavo di trovarti così. Fragile,vecchio,incapace anche di respirare da solo. Puzzavi. Non ti eri mai occupato di me ed ora,senza chiedere per favore,mi presentavi quello spettacolo pietoso e sapevi che non avrei mai risposto di no a quella domanda che non ti eri nemmeno preso la briga di pormi.

Le tre. Sempre le tre. Cercai di scandire il tempo con il mio respiro,ma nulla andava avanti. O indietro.

Sono rimasta immobile come quell’orologio per anni. Ti aspettavo. Rendevo impeccabile la mia vita solo per mostrartela,così saresti stato fiero,così saresti rimasto. Anni d’attesa,aspettando che mio padre si accorgesse di me. Anni di telefonate il giorno dopo il mio compleanno perché credevi che fosse quella la data giusta,anni di tempi sbagliati,di recite non viste,di notti lasciata da sola a casa perché tu non potevi badare a me,anni di speranze tradite,di abbracci agognati e di domande a cui non ho mai avuto risposta.

In quella stanza senza tempo ero ritornata la bambina in attesa. Ti domandavo:”Dove sei stato?” quando avrei voluto chiederti.”Perché non eri con me?”. E mi parlavi dei tuoi viaggi,della vita che avevi vissuto,del tempo che era trascorso sulla tua pelle rendendola rugosa e grigia. E io non c’ero. Mai. Sono sempre stata solo l’ombra di un errore. Ma ero li. Era deprimente osservarti nel sonno,vedere la tua pelle grinzosa piena di ematomi,di aghi e di cerotti;sentire il rantolo che era diventato il tuo respiro riempire questa stanza come se fosse l’unico suono udibile. Ma tu queste cose non le hai mai sapute,perché in quella stanza io ero la bambina in attesa e tu il padre assente,della donna che sono diventata nemmeno una traccia. Come sapevi annientarmi tu non lo sapeva fare nessuno.

Sono le tre. Ed erano le tre quando sono entrata questa mattina nella stanza e ho visto il letto vuoto. Erano sempre le tre quando ho capito che il vuoto di quel letto non si sarebbe mai più colmato come il vuoto che ho nel petto. Le tre quando mi scese la prima lacrima,le tre quando tutte le altre – bloccate da anni nei miei occhi così uguali ai tuoi – decisero di scendere tutte insieme ed inondare le mie guancie,i miei vestiti e la poltrona su cui sono seduta ormai da ore.

Sono solo le tre. Ho tempo per ritornare la donna che sono,ho tempo per essere ancora quella bambina in attesa, in questa stanza immobile e sospesa. Ormai aspetterò per sempre.

V.

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Love ‘n’ Roll

L’amore è come un ballo.

Ci vuole passione,ma anche tecnica. Il movimento dei tuoi piedi,delle tue braccia,della testa,del tuo bacino deve essere perfettamente calcolato,studiato,assimilato. Deve divenire tuo. Il passo in fondo è te.

Ma non è sufficiente.

Devi conoscere anche i passai dell’altro,il ritmo del suo corpo,la velocità con cui si muove. Si tratta di rapidi incastri,si tratta di muovere la gamba all’indietro quando lui la muove in avanti. Compromessi. O incastri perfetti?

Si balla con la semplicità e la disinvoltura con cui si fa l’amore,con cui si ruba un bacio. Lo sforzo,la tensione dei muscoli vengono mascherati da quella perfetta combinazioni di moviementi. Scivolano. Non si sfiorano neanche.

Amare è come invitare qualcuno a ballare con i tuoi demoni,sperando che questi si incastrino perfettamente con i suoi.

danza

V.

[Foto presa da internet]

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Donne du du du psicopatiche di sempre

È inutile, la scusa della sindrome premestruale non regge più. Per giustificare alcuni nostri comportamenti dovremmo inventarci qualche altra scusa associata agli ormoni, i quali in realtà si fanno i fatti loro senza dare troppo distrubo. Grazie a questo temibile (da parte dell’uomo) mito, per alcuni giorni possiamo assumere comportamenti anomali senza destare troppi sospetti.

Che poi, li spacciamo come anomali,ma…

Prendiamo il cibo. Tutte fissate con i chili di troppo, a maggior ragione ora che è estate e la fatidica prova costume incombe su di noi. Noi non mangiamo,spilucchiamo. Le schiffezze e i grassi sono un tabù,i carboidrati il male sotto forma di dolcetto (delizioso). Integerrime guardiamo i nostri uomini sbranarsi panini grandi quanto i nostri rotoli di ciccia, continuando a sgranocchiare carotine e bere tisane depurative. Ma. Ma arriva quel momemento,arriva IL momento  in cui come diavoli della tasmania ci possiamo tuffare in giganteschi pacchetti di patatine bisunte, cospargerci di Nutella e addentare qualsiasi cosa abbia un aspetto vagamente commestibile e giustificarci davanti ai presenti e allo specchio con “Eh,è la sindrome premestruale che ci vuoi fare!”

Le amiche sono amiche,ma si sa che anche loro sono bravissime a far girare i coglioni. Generalmente si sorride e si cerca di instaurare un dialogo costruttivo,ignorando le stronzate atomiche che escono dalle loro bocche. Ma. Ma arriva il giorno in cui l’irritazione – istigata a delinquere dagli ormoni – getta la buona educazione giu da un pozzo gridando “THIS IS S…SINDROME PREMESTRUALE!”. Ed escono frasi acide del tipo “Se magari ogni tanto aprissi quelle gambe!” “Ti viene da svenire perchè non mangi!” “Fa lo stronzo perchè sei così oca da permetterglielo!” “Se dici che sei ingrassata e porti la 40 ti accoltello!”

E poi si può piangere – disperatamente – per ogni cosa. Film,cartoni disney,la fine della tua serie preferita,il costo spropositato di una maglia e alle storie di cuccioli labrador ciechi che il tuo moroso bastardo ti racconta apposta. Piangi,piangi come se non ci fosse un domani perchè il tuo lui ti risponde “Ok” anzichè “Ok amore”. E gli urlerai contro,lo terrorizzerai e lui non potrà far alto che abbracciarti e pensare “Quando finisce ‘sta follia e si scopa?”

Durante la sindrome premestruale i capelli saranno sempre opachi,puzzerai come una capra nonostante i mille profumi che ti metti addosso. Ma. Ma le tue tette aumenteranno enormemente,i soliti reggiseni sembreranno minuscoli e non saprai più come tenerle a bada. E questo distrae indubbiamente da qualsiasi bizzarria degli ormoni!

V.

 

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Io, me e V.

-Hai delle occhiaia spaventose, non ti donano per niente mia cara!
-Grazie! Gentile come al solito. Le notti non sono tranquille ultimamente,come ben sai.
-E lo smalto smangiucchiato come lo giustifichi?
-Sono stanca.
-E le pagine che hai lasciato bianche per quasi 10 giorni?
-Sono vuota.
-Sarebbe più facile se lasciassi.
-Non ci metterei molto a far la mantenuta,la casalinga,la madre. In fondo non so bene chi voglio essere,chi mi dice che quelli non siano gli abiti per me migliori?
-E allora?
-C’è stato una persona che ha avuto fiducia in me,che mi ha detto parole che pensavo non potesse dire.
-In mezzo a tutte le parole cattive e distruttive,gli sguardi di insoddisfazione e la bassa opinione che le persone hanno di noi hai udito solo quelle?
-Ho udito soprattutto quelle. Penso che sia la sola cosa che mi fa andare avanti.
-Alla fine saremo noi ad essere lasciate indietro,vero?
-Temo. Il peso dei nostri desideri ci ancorerà.
-Ricomincerai a vendere il tuo corpo in cambio di fugaci carezza date un po’ per caso?
-Probabile.
-Puttana
-Non la sei meno di me.
-L’estate renderà i tuoi occhi e tuoi capelli più belli
-Questa estate mi ucciderà,desidero il freddo come un ciccione che si squaglia al sole
-Come sei poetica,cara. Vuoi un pasticcino?
-No. Voglio…
-Essere normale!
-Ci sono segni indelebili che me lo impedirebbero comunque.
-Sicuramente la stupida maglia con i cuoricini blu che indossi non aiuta!
-Mi sembra di non riuscire ad entrare più in nessun vestito,anche se indosso sempre le stesse cose. Quando ho comprato questa maglia i miei occhi vedevano Londra per la prima volta. I ragazzi mi fermavano per strada,forse all’epoca ero bella
-O avevi quell’aria straordinaria che hai quando sei lontana da qui!
-Non capisco molte cose del posto in cui vivo,ma sicuramente ciò che mi lascia più perplessa è l’utilizzo che le persone fanno di me:psicologa aggratis!
– A me lasciano perplessa gli stati di ex amiche inacidite dall’astinenza sessuale,che però farebbero di tutto per riempire il vuoto tra le loro gambe!
-Riempissero quello che hanno nella testa! A proposito di ex amiche,hai visto l’altra sera anoressiaportamivia com’è sgattaiolata via con nonchalance dopo quelle due parole di circostanza?
-Hai perso una cliente!
-Invidio il gruppo che hanno creato perché io no ne farò mai parte.
-Ti senti sola. Da una vita.
-No. È tanto che non mi sento così,ormai è diventato naturale.
-Tutto scivola
-Via
-Tranne le pagine bianche che non riesci a riempire di parole
-Le parole intrappolano e ormai non c’è più nulla da fermare,nulla che valga la pena essere fermato perlomeno
-Sicuramente lo stato in cui stai rotolando va fermato!
-Si io rotolo. Ormai è diventato una sorta di mezzo di locomozione.
-Almeno non inquini!
-Le migliori conversazioni si fanno con sé stessi,anche quando si è in guerra
-Tu sei in guerra,io cerco solo di aiutare
-Il solo aiuto che voglio è quello che mi può dare una vaschetta di gelato
-Che tanto in casa non c’è!
-Si chiama autocontrollo forzato
-Dovresti anche autocontrollarti nel dire troppe cazzate,che qui la gente inizia a pensare che tu non sia molto normale!
-Temo di essermi giocata la carta della normalità al secondo o terzo post!
-Ok. È meglio che rotoli a casa di tuo padre!
-Ufff certo che sei antipatica,eh!
-Certo sono te,che ti aspettavi?!

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