Archivi del mese: gennaio 2014

10 semplici regole per far impazzire un uomo

1. “Amore sei pronto?Dobbiamo uscire,è tardi!” Giungono mugugniti da chi è davanti al computer ad ammazzare invasori alieni con la passione di un quattordicenne vergine. “È tardi!” Lui finalmente posa lo sguardo su di te e decide che la tua scollatura è abbastanza provocante da starti ad ascoltare. Pigramente si alza e nel giro di 10 minuti è pronto. Dopo aver infilato giaccone,guanti,sciarpa,colbacco e subito prima che la sua mano apra l’uscio di casa griderai:”Aspetta!”. E lui-già sudatissimo-capirà che dovrà attendere tra i 20 e i 40 minuti prima che tu sia effettivamente pronta.

2. Permane anche nell’uomo moderno lo spirito del cacciatore. Il suo scopo primario è mangiare:ricorda,dei viaggi,il sapore dei cibi assaggiati;il suo orologio biologico inizia a ticchettare ogni giorno all’ora dei pasti,nulla potrà impedire all’intrepido uomo di andare dalla mamma/moglie e sbranarsi un primo,un secondo e magari anche un dolce. Scatenerà quindi grande gioia l’annuncio da parte nostra-che più che l’invidia del pene abbiamo l’invidia del metabolismo veloce degli uomini-dell’iniziativa:”Amore siamo a dieta!”.

3. Dire sempre ciò che non si pensa,pur pensandolo almeno per il 40%;senza mai omettere ciò che si dovrebbe di fatto non dire,ma che si dice per evitare che si capisca,almeno,la metà delle nostre reali intenzioni.

4. Una donna che piange getta l’uomo nel panico più totale. La situazione più critica e folle (agli occhi di un uomo) è quella in cui non vi è un motivo apparente per la crisi isterica. “Amore mi passi i mandarini?” E lei scoppia in un pianto a dirotto. Motivi di stress psicologico indotto da pianto, per l’uomo,si hanno anche quando questo è causato da:film,ciclo,liti con la madre.

5. Filosofi,scienzati e Barbara D’Urso hanno tentato di spiegare,giustificare,interpretare il più famoso scambio di battutte tra uomo e donna. Lui:”Cos’hai?” Lei,ringhiando:”Niente!”. Tutti hanno sperimentato le conseguenze di un dialogo simile. [Contributo al post del moroso:”Se tu mi rispondi niente,io me ne strasbatto,sappilo!”]

6. Il make-up può sicuramente aiutare a migliorare una donna (tranne se lavori da kiko),ma al contempo può causare notevole disagio all’ uomo che dovrà, per esempio, passare dolcemente una mano nei nostri capelli e vi rimarrà,con notevole imbarazzo,impigliato a causa dello strato consistente di lacca. Il vero nemico è e rimarrà il lucidalabbra:densi,vischiosi,riescono a spandersi sul viso e sulla barba di un uomo con una velocità e persistenza pari al desiderio di lei di farsi infilare un anello al dito.

7. Batterlo al suo videogioco preferito. (Attenzione!Potrebbe causare pazzia perenne.)

8. La natura intrinseca dell’uomo è quella di risolvere problemi e aprire barattoli. Domandargli consiglio su qualcosa (consiglio che sarà inevitabilmente diverso da ciò che noi vorremmo fare), e poi non seguirlo è fonte di grande frustrazione.

9. *

10. Bagnoschiuma ai fiorellini di bosco e cioccolata,shampoo all’estratto di unicorni e albicocca,dopobarba alle more e arcobaleni. Comprare questo genere di cose per lui gli donerà sicuramente un profumo tutt’altro che virile,ma ciò che fa davvero impazzire un uomo è l’animo da estetista che si nasconde in ciascuna di noi. Il monociglio avrà vita breve e il punto nero verrà perseguitato per legge. Che poi si sa che l’uomo non è infastidito tanto dalla cura del corpo che gli propiniamo a forza,ma da sè stesso e dagli urli da femminuccia (in pre-ciclo mentre guarda donne bellissime che mangiano senza ingrassare), che emmette ogni volta che gli strappiamo un pelo superfluo! (fonte di grande divertimento per noi,invece)

*Il nono punto sta per “I silenzi densi di significato”. Questi gettano nello sconforto più totale l’uomo non solo perchè non li comprende,ma anche perchè teme che,nel silenzio,si senta il rumore dei suoi pensieri [sessosessosessosessosesso],che nulla hanno a che vedere con la situazione.

V.

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Anatomia di un amore.

Il mio viso sprofonda nel tuo collo,in quello che, in anatomia, si chiama triangolo sopraclavicolare.
Triangolosopraclavicolare,ecco perchè l’anatomia non mi è piaciuta. Si dimentica del profumo che ha la pelle-la tua pelle-di quanto ci stia bene sulla mia. Immobile,resto li,abbracciandoti senza chiedere il permesso,mentre mi domando se senti il battito del mio cuore. È assordante. Imbarazzante. Come fai a non sentirlo? Si getta con violenza sul mio sterno,quasi volesse raggiungerti attraverso tutte quelle ossa,tutti quei muscoli,tutta quella pelle,tutti quei vestiti.
Intossicata dalle endorfine cerco la donna adulta che credevo di essere:sento il rumore dei suoi tacchi sul suolo,mentre sta scappando via. Insicura,come una ragazzina,infilo le mani fredde sotto la tua maglia per farti ritornare da me:ti perdi nella tua testa e non so dove vai.

I rumori della città si insinuano in quella stretta e mi ricordo che intorno c’è un mondo di cui mi ero scordata: alberi,macchine,clacson fastidiosi,persone,cani,vita che i miei sensi si sono dimenticati di registrare. Per ore. La città è solo un luogo-potrebbe essere qualunque città-solo strade,asfalto per i nostri piedi veloci. Duecento muscoli per un passo,uno solo per raccontare tutte le parole,tutte le domande e le storie che finiscono per riempire il poco spazio che separa i nostri corpi.
Dita che si cercano,si mescolano, si confondono. La continuità di uno stimolo inibisce ogni reazione,ogni risposta:i recettori del tatto si adattano,smorzano ciò che sentono. È una forma di difesa che il mio corpo ignora ogni volta che le tue mani lo accarezzano.

La tua bocca si avvicina alla mia,sai cos’è un bacio? Ventinove muscoli facciali,cinque paia di nervi cranici,ossitocina,cortisolo,la pressione che si alza,le pupille che si dilatano,6 calorie consumate. Solo un bacio. Solo meccanica,chimica e saliva. Solo questo. Ma sino a quando non l’avrai dato,non ne puoi conoscere le conseguenze.

V.

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La forma del vuoto.

Il vuoto è sempre uguale,è sempre vuoto. È quando ha una forma,che inizia a far male.

 

V.

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Solo una notte.

È sempre il vuoto che l’assenza del tuo peso lascia nel letto,a svegliarmi. Nel momento esatto in cui ogni centimetro della tua pelle cessa di toccare le lenzuola,io apro gli occhi.
“Tu hai lo sguardo pesante”,mi dici sempre. Lo senti addosso,lo senti aggrapparsi alla tua bocca,alla tua schiena,alle tue mani che frugano nel buio in cerca dei vestiti.

È l’unica cosa che permetto a me stessa, di attaccarsi a te.

Appoggio la schiena alla spalliera del letto – incastro le scapole nelle volute del ferro batutto- e ti osservo mentre,davanti a me,ti rivesti nel silenzio rotto solo dal fruscio dei vestiti sul tuo corpo.

Ti infili quelle stupide mutande,mentre il mio pensiero ci scivola dentro. Ancora e ancora.
Potrei fermarti.
Potrei dire,resta.
Rimango immobile.

E così la tua testa scompare nella maglia,per un istante- brevissimo- non mi vedi più. Forse,forse è in quel piccolo momento di buio che le mie labbra si muovono rapide e mute a dire, resta. Ma il tuo viso riemerge troppo tardi,per vederle.
Ti lancio i pantoloni buttati sul pavimento. Non faccio in tempo a sentirti ridere per la mia mira,che la cintura è già scivolata veloce nei passanti.

Mi guardi.

Se dicessi resta sentirei il tuo respiro sulla nuca per tutta la notte;se lo dicessi le nostre gambe,i nostri piedi si sfiorerebbero involontariamente nei movimenti lenti del sonno.
Se dicessi resta,la mia mano si aggrapperebbe alla tua Vita. Per tutta la notte. Per una sola notte.

Non ci si salva più,da sogni così.

Mi guardi.
Ti guardo.
“Okay”,dici. Con un tono che non è nulla,come noi.
La porta si chiude alle tue spalle,con un rumore sordo che lascia la stanza nel vuoto. Con dentro, me.

Resta. Solo una notte.

 

immagine dalla rete

 

 

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L’amore si misura in centilitri di ceretta.

La quantità di peli sulle gambe di una donna è inversamente proporzionale all’interesse che questa ha per un uomo. Ancora prima del panico da armadio,ci ritroviamo,per il primo appuntamento,davanti allo specchio con un rasoio in mano indecise se estirpare o meno qualunque pelo superfluo presente sulla nostra superficie corporea. Occam – che di rasoi e forse anche di donne se ne intendeva- ci sussurra all’orecchio che la risposta più semplice è di solito quella giusta: se i peli cadranno,cadranno pure le tue mutande.

Sono anni che non ho un primo appuntamento (ma mi depilo,non vi preoccupate. Almeno ogni tanto.) e devo dire che ne sento tremendamente la mancanza. Li ho sempre trovati degli interessanti esperimenti sociali: ognuno cerca di vendersi al meglio,anche se per scopi differenti. La donna sfodererà  i suoi punti forti o comunque quelli che ritiene tali,per convincere successivamente le amiche e se stessa che “No,ma sicuramente gli piaccio per il mio umorismo e la mia intelligenza!”. Lo scopo del possessore del cromosoma Y si palesa nel momento in cui dici ‘uomo’.

Gli appuntamenti migliori sono quelli ai quali dici di si per noia. E,appunto per noia,sono uscita con IlVecchio: il doppio della mia età,brutto,ma simpatico. Davanti ad un frappè alla fragola gigantesco mi dice con un sospiro:”Eeeeh se avessi qualche anno di meno!” ed io,con un sorriso smagliante.”Anche se avessi qualche anno di meno con te non ci starei comunque!”. Siamo ancora amici su facebbok. A distanza di poco sono uscita,sempre per lo stesso motivo,con IlGiovane (lui e  IlVecchio erano amici). Mi viene a prendere in bicicletta perchè non ha la patente,si presenta a mia madre senza il mio permesso,non mi offre da bere (non nel senso che non paga lui,proprio non mi permette di prendere alcolici) e il mattino dopo mi ritrovo il piazzale sotto casa tappezzato di fogli con il testo di Sweet Child o Mine. Meno male che non ho perso tempo a depilarmi.

Il primo vero appuntamento con Potevofareilpornostar è avvenuto dopo anni di conoscenza in senso biblico e non. Abbiamo sempre fatto le cose in modo atipico e pure male. “Se rimani (al mare n.d.r.) un giorno in più ti invito a cena.” La mia depilazione,essendo estate,era già perfetta,dovevo solo infilare un vestito carino e dei tacchi altissimi. Si,volevo fare la figa. Esco dal portone di casa e – come nei peggiori film di Moccia- lo vedo appoggiato alla macchina con quel sorriso sexy che mi ha sempre annabbiato la mente. In questo caso anche la vista:manco il gradino e cado rovinosamente sull’asfalto,sbucciandomi un ginocchio. Lui,mentre mi aiuta a rialzarmi,tenta di soffocare le risate,ma non riesce a trattenere un:”Ti prego vatti a mettere un paio di scarpe da ginnastica!”

Con ilMetallaro non mi depilai per scelta. Eravamo ritornati ad essere amici e nonostante nessuno dei due fosse impegnato,non mi andava di incasinare le cose. Come se le mie adorabili gambe da winnie pooh non fossero un deterrente sufficiente,misi anche un paio di mutande orribili. Ahimè a nulla valse tutto ciò. Al mio:”No,aspetta c’è un problema: non sono depilata” è scoppiato a ridere,ha guardato con perplessità la mia bincheria intima e “Fa lo stesso!”.

A. ha il fascino del bravo ragazzo. A. sembra un bravo ragazzo. A. ti rovescia la birra e ti dice:”Come posso farmi perdonare?” con quegli occhioni da cucciolo smarrito. E tu non puoi fare a meno di dire:”Esci con me!”. La caccia al pelo superfluo quel giorno fu spieta e non  lasciò superstiti:avevo le idee chiare. A. oltre a far finta di essere un bravo ragazzo si sa vendere anche piuttosto bene. In realtà avrebbe potuto dirmi che era un trafficante di cuccioli di delfino che ci sarei stata in ogni caso. La depilazione non mente mai. Infatti mi invitò a casa sua con una scusa-che non ricordo-tanto palese che suonava come:”Vuoi salire a vedere la mia collezione di francobolli?”.

 

V.

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