Archivi del mese: giugno 2014

La ragazza che rubava brandelli di vita.

Le mancava un pezzo. Una piccola imperfezione non pregiudicante il funzionamento generale,la rendeva però distante-di un frammento,di un brandello-dall’essere il disegno finito ed intero che la mano della genetica o del divino avevano progettato per tutti gli uomini.
Non sapeva di cosa,quella svista,l’avesse privata:la brama dell’uguaglianza la spinse a rubare dall’altrui perfezione,tentando di riempire quel vuoto dalla forma sconosciuta.
Rubò sorrisi,ampi,dolci ed amari. Li nascondeva tutti in tasca mentre nessuno guardava;allungava la mano,lesta,sull’autostima dai contorni eleganti che alcuni tenevano,noncuranti e sbadati,appesa al giudizio di altri.
Provò con la rabbia,ma le macchiò solo la pelle candida. Tentò con la pazienza,sfilò dalla borsa di qualcuno intelligenza e saggezza.
Scivolò sotto lenzuola non sue per rubare,con il favore del sonno,la forza intrecciata nei muscoli,le bugie addormentate sulle labbra,i sogni nei cassetti mai chiusi a chiave.
Immerse le mani in cuori che a lei si offrirono,scavando in ventricoli e atri vuoti di ciò che andava cercando;distrusse lembi,perse battiti senza nemmeno accorgersene.

Lunghe fila di barottoli di vetro riempivano le pareti di casa, feretri trasparenti di inservibili refurtive, lasciate alla lenta rovina del tempo. Ogni mattina i suoi occhi scorrevano veloci su quel cimitero di brandelli di vita,prima di uscire di casa alla ricerca della propria compiutezza nell’altrui completezza.

Passi svelti tra le vite che incrociava,un giorno s’accorse stupita che la sua mancanza non era più nè difetto nè eccezione.
Aveva reso tutti come lei,imperfetti ed infelici alla ricerca del proprio pezzo mancante.

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Ad una bambina.

Corro nell’afa,la maglietta incollata alla schiena e i miei occhi che scrutano i volti di chi mi passa a fianco. È un attimo. Lei avrà 12 anni al massimo,sguardo che passa attraverso occhiali spessi e passo incerto di chi sta imparando a camminare sulle proprie gambe (forse troppo presto);la mano della madre le afferra i capelli raccolti nella coda,strattonandola. La rimprovera stizzita-ho la musica nelle orecchie,non sento il discorso. La ragazzina si guarda intorno imbarazzata,ferita,bisbiglia qualcosa.

Le supero.
Vorrei dirle che non sarà sempre così. Vorrei dirle che lei crescerà,toglierà gli occhiali e le sue gambe diverranno lunghe e snelle. Imparerà tante cose,le parole di sua madre non la spaventeranno più,le raccoglierà e accartoccerà come si fa con carta impregnata d’inchiostro senza valore. Le vorrei dire che potrà fare quello che vuole,potrà essere quello che vuole anche se rimarrà intrappolata negli schemi rigidi costruiti su giudizi privi d’amore e di verità. Vorrei lavarle dal viso quell’espressione di solitaria incomprensione,in cui rimarrà intrappolata tutta la vita se qualcuno non le metterà d’avanti uno specchio che non siano gli occhi di chi l’ha messa al mondo.

Al secondo giro di corsa incrocio la madre,perfettamente abbronzata e pettinata,mentre cammina a fianco di un uomo. Ritrovo la ragazzina poco più indietro:i nostri sguardi si incrociano,le sorrido e lei tuffa-rapida-i suoi occhi nell’asfalto. Vorrebbe essere come me,vorrebbe avere la mia libertà. Le vorrei spiegare che l’età non rende padroni di sè stessi,anzi a volte diviene scusa per allontarsi da sè. Vorrei dirle che nessun vestito si modellerà mai sul suo corpo se prima non imparerà a rispettare i suoi difetti; vorrei dirle che un giorno ridera’ di quella giornata, scoprendo che la forza di un’ emozione non la ucciderà (anche se si sentirà morire). Spero che ci sia qualcuno a
insegnarglielo, magari con un bacio.
Vorrei dirle che non sarà mai semplice per lei, nemmeno quando dovrebbe. Il prezzo sarà sempre troppo alto, più di quello che gli altri pagheranno. Ma sorridera’ comunque e ridera’ sino a quando la pancia non le farà male.
Vorrei dirle tutto questo è molto altro ancora, ma l’ho già superata e mi accorgo di non sapere più a chi sto parlando.

V.

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